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Bologna. Trasferimento a Udine della locomotiva a vapore del 1906

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DSC 9778Dagli spazi di via Bigari, che ospitano la collezione storica dei mezzi di trasporto, è partita per Udine la locomotiva a vapore del 1906 di proprietà della Città metropolitana di Bologna. L'antico locomotore SV 321 si trasferisce in Friuli, affidato in comodato gratuito per 30 anni (con facoltà di disdetta in qualsiasi momento), all'associazione Vecchi Binari di Udine che lo utilizzerà per finalità storico-didattiche e turistico-museali, legate in particolare alla Prima Guerra mondiale, garantendone la conservazione di concerto con la locale Soprintendenza.
La storica collezione dei mezzi di trasporto è ospitata in locali di cui è prevista la riqualificazione e valorizzazione nel nuovo POC del Comune di Bologna in corso d'attuazione.

Redazione

Barconi in cerca di speranza… cosa fare? possibili risposte

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barca immigratiIn questi giorni l'attenzione di noi tutti si è probabilmente indirizzata su altro, come la tragedia del terremoto in Nepal, l'apertura dell'Expo 2015 , la nuova legge elettorale o i problemi derivanti dal debito della Grecia, ma i trafficanti di vite umane hanno continuato imperterriti a darsi da fare. Negli ultimi giorni altre migliaia di disperati, diretti alle nostre coste, hanno lanciato l'SOS e sono stati soccorsi e altri ne continuano ad arrivare.
Sull'obbligo giuridico e morale di far di tutto perché non muoiano in mare non si discute, ma non è una soluzione al problema. I clandestini non arrivano solo dal mare, ma questi balzano all'occhio per i rischi che corrono e per il fatto che non arrivano "alla spicciolata" , ma in gruppi numerosi.
Che fare? Domanda facile da porre, ma a cui è molto difficile rispondere, tanto più che i vari governi dell'UE non appaiono avere una comune visione del problema e delle possibili soluzioni. Anche l'opinione pubblica non è concorde sul da farsi, a parte il dolore per i tanti morti e per la diffusa preoccupazione scaturente da una situazione che appare, di fatto, fuori controllo.
Ci sono paesi, ad esempio, pronti ad aumentare il numero delle unità navali da adibire al pattugliamento del Mediterraneo, così da assicurare soccorsi più efficaci, ma che non sono disponibili a rivedere il Regolamento di Dublino, con il risultato che il paese dove i profughi vengono sbarcati deve tenerseli. Così facendo si salverebbero molte vite umane, ma non si fermerebbe l'esodo verso l'Europa e si continuerebbe a scaricare sull'Italia (e in parte su Malta, Grecia e Spagna) quasi tutto il peso del problema. Sarebbe giusto? Ne dubito.
Innanzitutto i governi e le istituzioni internazionali dovrebbero decidersi su quale risultato vogliono perseguire. Vogliono solamente impedire che delle persone muoiano in mare? In questo caso, in effetti, può bastare aumentare il numero delle navi, pur restando in piedi la questione relativa alla successiva accoglienza dei profughi.
Vogliono invece bloccare, o almeno ridurre, il numero dei clandestini via mare anche usando, se necessario, la forza?
In tale ipotesi si necessita innanzitutto di raggiungere un accordo con il Governo libico, perlomeno con quello riconosciuto internazionalmente (insediato a Tobruk), meglio se anche con quello autoproclamato (a Tripoli), altrimenti l'operazione assomiglierebbe più ad un'invasione che ad un intervento di soccorso. Di ottenere l'assenso delle bande di predoni e di fanatici che controllano parte del paese, ovviamente, non vale la pena parlare. Non sarebbe male ottenere prima anche una Risoluzione dal Consiglio di Sicurezza delle Nazione Unite, che autorizzi l'operazione, anche se ci sono già stati casi di interventi iniziati senza tale mandato. Suggerirei di lasciar perdere l'idea di bombardare tutti i gommoni e le barche presenti sulla costa... come distinguerli dai normali natanti adibiti ad usi leciti? Siamo sicuri poi che li lascerebbero lì sulla costa ad aspettare le nostre bombe? Potrebbero nasconderli, magari vicino ad abitazioni . E se minacciano di mettervi dentro qualche profugo come scudo umano? Li colpiamo lo stesso? Non credo proprio.
Una più articolata riflessione merita il possibile ricorso al cosiddetto "blocco navale". Bloccare l'uscita e l'entrata di navi da uno o più porti va senz'altro bene per impedire, ad esempio, l'arrivo o la partenza di rinforzi militari e di rifornimenti, ma , in questo caso, mettere delle navi a breve distanza dalla costa, cioè ben all'interno delle acque territoriali libiche, potrebbe non conseguire l'effetto desiderato, perlomeno se non si sa cosa fare poi dei profughi.
I trafficanti, infatti, potrebbero essere anzi facilitati nel loro agire dalla presenza di un blocco navale, dovendo far percorrere, alle loro fatiscenti imbarcazioni, una minore distanza per raggiungere le navi europee. Una volta poi che i profughi fossero sottobordo che altro potrebbero fare i marinai se non tirarli su? Certo non potrebbero sparargli, né manovrare per respingerli in quanto probabilmente i loro barconi affonderebbero.
Una possibilità però potrebbe essere quella di caricarli a bordo per poi sbarcarli in zone controllate dal legittimo governo libico. I profughi non ne sarebbero certo felici, anzi , ma una volta che si fosse diffusa la notizia che le navi non li portano nell'agognata Europa, ma in campi allestiti in nord Africa (anche se forse dovrebbero essere pagati, protetti e gestiti dai paesi occidentali) forse i flussi rallenterebbero...forse.
Si potrebbe anche pensare ad un intervento militare internazionale che, conseguendo il pieno controllo delle coste libiche, impedisca l'imbarco dei clandestini e porti alla creazione di campi profughi in loco. Ovviamente sempre in accordo con il Governo libico e, possibilmente, con le Nazioni Unite.
Purtroppo è possibile che una tale operazione militare comporti la perdita di vite umane, innanzitutto tra i soldati della coalizione (è difficile infatti pensare che un solo paese si possa accollare tutto il peso dell'intervento) e non si può neppure del tutto escludere che possano esserci vittime tra i civili del posto, nel caso vi fosse da superare un'opposizione organizzata da formazioni terroristiche . Di questo l'opinione pubblica dovrebbe essere ben cosciente per non mettersi a chiedere il ritiro delle truppe alle prime difficoltà.
Sia che si raccolgano i profughi nelle acque antistanti la costa e li si sbarchi in zone sicure della Libia, sia che si intervenga militarmente sul terreno, resterebbe comunque da decidere come gestire i campi profughi. Cosa fare con quella folla in fuga da povertà, malattie e guerre che vi si troverebbe confinata? Cerchiamo di rispedirli nei loro paesi? Difficile da farsi e comunque sarebbe, talvolta, come mandarli a morte (inaccettabile). Certo non potremmo, se non in limitati casi, imbarcarli su navi ed aerei diretti in Europa, altrimenti saremmo punto e accapo...avremmo fatto tanto per poi ritrovarci comunque ad accoglierli. Alla fine, se non vogliamo portarli in Europa e avendo difficoltà anche a mandarli indietro, ci dovremmo preparare a tenerli chiusi, per lungo tempo, nei campi profughi in attesa di soluzione.
La creazioni di strutture di accoglienza in Stati diversi da quello dove migranti vorrebbero sbarcare è una soluzione adottata anche dall'Australia. Tale paese ha nell'isola di Christmas Island l'equivalente della nostra Lampedusa. Si trova infatti molto più vicina alle coste dell'Indonesia che a quelle dell'Australia ed è meta di numerosi barconi di disperati. Le autorità australiana hanno stretto accordi con Nauru e con la Papua Nuova Guinea che, dietro compenso, ospitano i migranti in campi profughi sul loro territorio.
In ogni caso, anche se riuscissimo in qualche modo a sigillare la costa libica, siamo certi che i migranti non riuscirebbero a trovare nuovi percorsi per arrivare in Europa? Può darsi, ma forse ne arriverebbero in minor numero.
Un'idea ora, un po' provocatoria. Leggendo qua e là si apprende che i disperati dei barconi pagherebbero tra i 2.000 e i 6.000 euro per il viaggio; se così stanno le cose non sono appartenenti alla fascia più povera della popolazione dei loro paesi, magari si sono venduti tutto, ma i veri poveri non avrebbero mai potuto disporre di tali cifre. Certo non sono neppure i ricchi (quelli, fiutata l'aria che tirava, un qualche tipo di visto regolare l'avranno ottenuto da tempo oppure possono fuggire su imbarcazioni comode e sicure). Si tratta spesso, comunque, di persone con un certo livello di istruzione e in possesso di competenze professionali.
Se governi ed istituzioni internazionali non riuscissero a decidere nulla, piuttosto che vederli comunque sbarcare sulle nostre coste (e tanti morire in mare) e spendere inoltre milioni e milioni di euro per mantenere una composita flotta nel Mediterraneo, si potrebbe anche pensare di rendere, a molti di loro, più agevole il viaggio, concedendogli un regolare visto di ingresso in UE . Con meno di quello che pagano per entrare clandestinamente nel nostro continente potrebbero tranquillamento comprarsi un normale biglietto per un viaggio in aereo o in nave e forse anche mantenersi per un certo periodo in attesa di trovare un'occupazione. Non assisteremmo a naufragi (o almeno ad un minor numero di essi) e ridurremo i guadagni delle organizzazioni criminali che ora ne gestiscono i viaggi.
Quale che sarà la soluzione scelta, sempre ammesso che qualcosa venga deciso, non si deve dimenticare che sarebbe comunque doveroso intervenire per porre fine (o almeno attenuare) i problemi da cui i profughi fuggono. Finché ci saranno vicino a noi lunghi e sanguinosi conflitti e regimi fanatici, dispotici, corrotti ed inefficienti, ci sarà una folla di disperati che bussa alle nostre porte.
Purtroppo questo genere di interventi richiede un grande, concorde, sforzo internazionale, politico ed economico, talvolta anche militare. E' questo un tipo di impegno che deve spesso durare anni e che inoltre necessita di molto tempo anche per essere messo in atto, mentre i disperati sui barconi stanno già lanciando l'SOS.
Pa.Ri

#NoBullsBologna, incontri pubblici contro il bullismo e il cyberbullismo

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Sabato 9 maggio a Bologna l'ultimo appuntamento
Sabato 9 maggio, dalle 10 alle 12.30, al Liceo Artistico F. Arcangeli (via Marchetti 22 - Bologna) avrà luogo l'incontro pubblico "Genitori e figli: Responsabilità penali e civili di violenza off line e on line. La cultura della legalità" con l'ntervento di Luca De Giorgis di AIMMF (Associazione italiana dei magistrati per i minorenni e per la famiglia).
L'incontro è l'ultimo degli appuntamenti previsti nell'ambito di #NoBullsBologna, progetto integrato di contrasto al bullismo sostenuto sul territorio dalla Città metropolitana di Bologna, attraverso l'Istituzione Gian Franco Minguzzi.
#NoBullsBologna, che rientra nell'avviso pubblico nazionale NoBullsBefriends, verte su due azioni principali: un laboratorio teatrale per studenti in 7 scuole superiori di Bologna e provincia (che confluirà a giugno in un'unica piéce teatrale) ed un percorso formativo (aprile e maggio), realizzato con la partecipazione di esperti e rivolto a genitori, docenti, operatori educativi.
Il progetto integrato coinvolge vari partner (fra cui il Corecom Emilia-Romagna, il Teatro dell'Argine e i Dipartimenti di Psicologia e Scienze dell'Educazione dell'Università di Bologna), finanziato nel quadro di Azione ProvincEgiovani, iniziativa promossa dall'UPI (Unione Province Italiane) ed è finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri-Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale.
L'obiettivo è promuovere e qualificare il sapere condiviso sul bullismo da un lato, e incentivare la prevenzione e il fronteggiamento del problema dall'altro: di concerto con le scuole, gli argomenti sono focalizzati sull'educazione agli aspetti relazionali e psicologici connessi alla tematica, anche in riferimento alla web society, l'uso dei nuovi media, i principi di legalità democratica e giustizia.
Per informazioni: blog http://nobullsbologna.altervista.org    

Redazione

Protesta postelegrafonici (Slp) della CISL, sit-in davanti al palazzo della Cultura e dei Congressi

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Prosegue la protesta dei postelegrafonici (Slp) della CISL contro il piano industriale di Poste Italiane. Domani 5 maggio, a Bologna, dalle 10.00 alle 12.00, si terrà un sit-in davanti al palazzo della Cultura e dei Congressi della Fiera, in Piazza della Costituzione 4/a. L'occasione è data dall'ennesima convention organizzata da Poste per spiegare il piano industriale ai quadri e dirigenti dell'Area Centro Nord (Emilia-Romagna/Marche). Un piano presentato oltre quattro mesi fa, il 16 dicembre 2014, ma che per la categoria cislina presenta "ancora aspetti troppo vaghi e non definiti".
"Per ora - sbotta Valerio Grillini, segretario regionale dei postelegrafonici (Slp) della Cisl - abbiamo sentito solo chiacchiere. Di un piano che negli annunci prometteva prospettive di sviluppo e occasioni di crescita, con il lancio di servizi innovativi, sono evidenti solo i tagli: chiusure dei piccoli uffici (46 chiusure e 35 razionalizzazioni solo in Emilia-Romagna, al momento congelate solo per due mesi in attesa degli incontri con le istituzioni locali), diminuzione delle zone di recapito (per ora stoppate dalla Comunità Europea per l'evidente rischio di un drastico calo della qualità dei servizi da garantire ai cittadini).
"Siamo stupiti – rincara la dose il sindacalista - che ad oltre un anno dall'insediamento del nuovo amministratore delegato Caio e a quattro mesi dalla presentazione, Poste senta ancora il bisogno di spiegare al proprio gruppo dirigente un piano che nessuno conosce fino in fondo, mentre le altre aziende competitors fanno progressi da gigante e occupano fette sempre più grandi di mercato".
Per questi motivi, domani i sindacalisti dell'Slp Cisl, oltre a manifestare il disagio dei lavoratori della regione con un sit-in, consegneranno al capo del personale di Poste Italiane, Fabrizio Barbieri, e al capo divisione Mercato Privati, Pasquale Marchese, una lettera aperta. Una missiva in cui verranno denunciate le problematiche più gravi che affiggono i lavoratori postelegrafonici: carenza di personale, strumenti vecchi e obsoleti, come la rete informatica che non è in grado di sopportare la sempre maggiore mole di dati, stampanti vecchie di anni, palmari dei portalettere inadatti, manutenzione del parco veicoli insufficiente.
"Ma la nostra protesta – conclude Grillini – non si fermerà qui. Difatti continua il blocco delle prestazioni straordinarie e aggiuntive negli uffici postali fino al 22 maggio e si preannunciano iniziative di protesta e scioperi anche nel settore Posta Comunicazione e Logistica (PCL). Il tutto in attesa che si sbocchino i tavoli di confronto nazionale, che se non porteranno risultati in tempi brevi faranno alzare ancor più i toni della protesta".

Redazione

Approvato dal Consiglio metropolitano il Bilancio consuntivo 2014 della Provincia di Bologna

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Il Rendiconto di Gestione relativo al 2014 è stato approvato ieri pomeriggio dal Consiglio metropolitano con 10 voti a favore (Pd e Sinistra per i beni comuni), il voto contrario di Frati (Movimento 5 stelle) e la non partecipazione al voto della consigliera Mazza (Rete civica).

L'esercizio 2014 è stato caratterizzato dalla conclusione del mandato amministrativo e dalla prima applicazione della Legge n.56/2014 che istituisce le Città metropolitane, oltre che da condizioni finanziarie particolarmente sfavorevoli e difficili.
Il Rendiconto 2014 registra un taglio complessivo di spesa corrente di 30.125.000 di euro, dovuto alla spending review imposto dai D.L. 95/2012 e 66/2014. Tale taglio altro non è che un prelievo dello Stato su tributi (RCAuto) di pertinenza dell'allora Provincia.
Il documento è stato redatto secondo i nuovi principi contabili previsti dal D.Lgs.118/2011 con l'obiettivo di dimostrare i risultati di gestione sia sotto l'aspetto finanziario che economico patrimoniale.
Le complessive entrate correnti ammontano a 133.740.538 di euro, di cui 81.476.231 di entrate tributarie, 13.878.208 di entrate extratributarie e 38.386.099 di trasferimenti, 3.712.008 di Fondo Vincolato Pluriennale e 6.787.715 di avanzo derivante da esercizi precedenti.
La dinamica delle spese correnti che dal 2009 al 2014 ha registrato nella gestione un calo più che proporzionale (negli ultimi quattro anni le spese correnti sono passate da 154 milioni del 2009 ai 130 milioni del consuntivo 2014), continua a registrare un calo fisiologico. Infatti il valore delle spese correnti a consuntivo 2014, pari a 130.105.768 di euro tiene conto del rinvio delle quote di mutuo Cassa Depositi e Prestiti, sospese sia nel 2012 che nel 2014, a causa del sisma.
Per quanto riguarda gli investimenti diretti e indiretti, il livello complessivo della spesa si è attestato sui 25,471 milioni, di cui 21,34 per investimenti diretti e 4,10 di contributi agli investimenti.
Gli sforzi effettuati per tutto l'esercizio 2014 sia per riequilibrare la gestione corrente che per rispettare gli obiettivi del patto di stabilità, hanno prodotto un sostanziale equilibrio sotto l'aspetto finanziario (l'avanzo libero risulta essere 1,1 milioni), mentre sul patto gli sforzi hanno potuto solo ridurre l'importo dello scostamento che si è attestato su 2,812 milioni di euro, grazie anche all'intervento regionale.
Infine, l'avanzo di amministrazione realizzato dalla Provincia di Bologna per l'anno 2014, in applicazione dei nuovi principi contabili, è di 81.582.660 milioni di euro, di cui 52 milioni accantonati, 28,4 vincolati e circa 1,1 di avanzo disponibile.
"Il taglio di 30 milioni di euro imposto dalla spending review – ha commentato Marco Monesi, consigliere metropolitano con delega al Bilancio - ha pesato significativamente sul Bilancio della Provincia di Bologna tanto da produrre sia forti riduzioni di spesa che ricadranno sui bilanci dell'attuale Città metropolitana, sia un'evidente contrazione nella erogazione di servizi. L'attività della Provincia – ha sottolineato Monesi - si è esplicitata in una molteplicità di azioni che hanno comunque permesso di mantenere un adeguato livello di qualità dei servizi. Sono stati ad esempio spesi 4,124 milioni di euro per il mantenimento degli edifici scolastici, 2,955 milioni di euro per la manutenzione ordinaria della rete stradale provinciale, così come alla cultura sono stati destinati 1 milione di euro e 4,757 milioni per interventi e progetti a favore delle persone con disabilità".

Redazione

Bologna. Cisl : Emergenza abitativa no dichiarazioni banali si soluzioni condivise

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La Cisl Area metropolitana bolognese e il suo sindacato inquilini Sicet commentano le dichiarazioni dell'assessore al Welfare del Comune di Bologna, Amelia Frascaroli, in merito all'ordinanza sull'acqua della palazzina occupata, di via de Maria.

Il sindacato da sempre ha considerato e considera le occupazioni degli alloggi, invero sino a pochi anni fa sconosciute agli usi bolognesi, un vulnus al diritto dei cittadini che si trovano utilmente collocati in graduatoria, per ottenere un alloggio ERP, in quanto più bisognosi.

"E' sicuramente legittimo - affermano Albero Schincaglia della segreteria Cisl e Giovanni Delucca responsabile del Sicet - fare l'esegesi delle dichiarazioni dell'assessore al Welfare del Comune di Bologna. Ovviamente l'altra affermazione che fa discutere è quella relativa alla pretesa di dare giustificazione alle occupazioni che creerebbero simpatia ai cittadini del quartiere".

"Quanto sostenuto dall'assessore, che è di per sé di una banalità sconcertante, deve comunque confrontarsi ~- sostengono Schincaglia e Delucca - con una realtà che è molto più complessa e drammatica. Ecco perché non intendiamo assolutamente condividere le affermazioni dell'assessore, che sembrano privilegiare le azioni di forza alle graduatorie. Riteniamo altresì importante, anche se l'amministrazione comunale non ha voluto coinvolgere il sindacato confederale, che ci si muova sollecitando le istituzioni pubbliche ed i cittadini privati ad adoperarsi, per individuare soluzioni anche parziali per rispondere a questa emergenza drammatica".

"Questo sì sarebbe sicuramente legittimo e lasciatecelo dire - continuano i due dirigenti Cisl - anche meritevole: ma richiede un pensiero ed un'azione del Comune, non dei cittadini organizzati. Non sempre infatti chi occupa è il più debole: spesso è il meglio organizzato. Non è possibile, allora, continuare ad ignorare tale emergenza".

La Cisl rimarca che già alla fine del dicembre 2013, aveva suggerito, di attivare un tavolo di confronto tra le istituzioni locali e statali, i sindacati ed i privati finalizzato ad individuare un percorso che potesse mettere a disposizione immobili vuoti non utilizzati da tempo, togliendoli al degrado in cui molto spesso sono caduti. Il tutto con una attenta regia da parte del Comune, che avrebbe potuto fare da garante anche nei confronti dei proprietari,sia pubblici che privati, individuando le modalità di accesso.

"Questa - ribadisconi Schincaglia e Delucca - è la strada da percorrere, perché solo così si può contribuire a togliere le famiglie disperate dalla strada, rimanendo al contempo nella legalità e togliendo spazi politici e di azione a chi fa delle occupazioni un programma politico".
"E' altrettanto evidente - concludono i dirigenti Cisl - che ciò richiama la responsabilità di tutti i soggetti in campo, compresi quelli che per anni hanno tenuto vuoti spazi che invece potrebbero servire a dare risposte concrete alla disperazione della gente. La legittimazione da parte del Comune di uno stato di fatto che Bologna, a differenza di molte altre medie e grandi città, non aveva mai conosciuto, ha il sapore di una abdicazione alla politica attiva in campo abitativo".

Redazione

Città metropoliata: Riattivato il portale vocale per la caccia e il controllo venatorio

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cacciaBologna. Il Portale vocale è il sistema automatico con cui, tramite una semplice telefonata od un click del mouse, i cacciatori di selezione e i coaudiutori del territorio metropolitano si possono registrare per esercitare l'attività venatoria o di controllo. Questo portale era utilizzato già da alcuni anni dalla Provincia di Bologna ed aveva ricevuto un riscontro estremamente positivo dai cacciatori, tant'è che, a partire da quest'anno, gli Ambiti territoriali per la caccia (Atc) hanno deciso di contribuire volontariamente al canone di funzionamento del portale, sopperendo così alle difficoltà di bilancio che sta affrontando la neonata Città metropolitana.
"Prosegue la collaborazione tra la Città metropolitana e gli Ambiti territoriali di caccia per garantire continuità all'esperienza del Portale vocale - ha commentato Lorenzo Minganti, consigliere metropolitano con delega all'Ambiente, caccia e agricoltura – uno strumento che già da diversi anni consente di registrare in modo automatico gli interventi di caccia di selezione e controllo faunistico. Gli Atc Bologna 2 e Bologna 3 hanno infatti deciso di contribuire finanziariamente al costo di mantenimento del Portale stesso grazie al quale i cacciatori possono registrare da casa l'uscita collegandosi via web o tramite una telefonata, risparmiando in tempo e in costi di spostamento. Questo servizio – ha proseguito Minganti - consente all'Amministrazione di disporre in tempo reale dei dati delle attività faunistico-venatorie e di utilizzarli per elaborazioni finalizzate al costante miglioramento delle attività di programmazione e gestione".
Il Portale vocale, attivato per la prima volta nel giugno 2012, ha avuto da subito un altissimo gradimento tra i cacciatori ed è diventato strumento indispensabile per la gestione delle uscite di caccia agli ungulati, raggiungendo e superando in meno di tre anni i 150.000 interventi aperti.
Per accedere al servizio è sufficiente collegarsi al sito (www.cittametropolitana.bo.it/cacciapesca) e compilare i campi richiesti dalle maschere di apertura e chiusura attività. Per chi preferisce il telefono, chiamando il numero 011 2219045, da telefono fisso o cellulare, si raggiunge il portale vocale a cui il cacciatore o il coadiutore, dopo aver effettuato semplici operazioni di registrazione, comunica l'inizio e la chiusura dell'attività di caccia o di controllo.

Redazione

 

Graziani, segretario generale Cisl Emilia Romagna, interviene nel dibattito su Hera

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"Basta ambiguità, è tempo di fare chiarezza! Il problema vero non è la disputa tra il 51 e il 38%, ma quello di capire l'indirizzo che si vuole dare al controllo pubblico: stare nel Cda e aspettare comodamente le cedole dei dividendi o, come crediamo noi, orientare le politiche strategiche dell'azienda a favore dei cittadini e del servizio pubblico?".
E' quanto ha dichiarato Giorgio Graziani, segretario generale della Cisl Emilia Romagna, intervenendo nel dibattito su Hera e, nello specifico, sulle quote da detenere in mano ai soci pubblici, dopo il protocollo d'intesa firmato ieri a tra Cgil, Cisl e Uil e il sindaco di Imola Daniele Manca, presidente che lega i Comuni azionisti.
"Per la Cisl – ha continuato Graziani - il confronto rappresenta l'opportunità per discutere e definire come promuovere servizi pubblici efficienti, creando sviluppo per il territorio, e in che modo un'eventuale vendita di azioni possa aprire un nuovo scenario di partecipazione nel controllo azionario, un'opportunità per lavoratori e cittadini. In altre parole, si potrebbe realmente sperimentare l'introduzione di profili di democrazia economica con una partecipazione diretta del fattore lavoro in attività di indirizzo e controllo delle strategie aziendali".
"Questi sono i temi su cui si deve discutere! Di sicuro – ha concluso il sindacalista della Cisl - il protocollo firmato ieri rappresenta un passo decisivo per riportare il confronto nel solco delle corrette relazioni sindacali. Bene il dietrofront sullo sciopero e il richiamo all'unità della Cgil, ma non capiamo ancora fino in fondo quali sono gli obiettivi. Ad oggi, da ciò che traspare dalle dichiarazioni cgielline, troviamo difficile intravedere un percorso comune con la spada di Damocle di uno sciopero solo sospeso che non condividevamo ieri e che, a maggior ragione, non condivideremo domani,".

Redazione

Lamborghini presenta la nuova Aventador LP 750-4 Superveloce al Salone dell’Auto di Shanghai 2015

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Lamborghini BoothIn occasione della sedicesima edizione del Salone dell'Auto di Shanghai Lamborghini presenta l' Aventador LP 750-4 Superveloce. Al suo debutto asiatico la nuova vettura della Casa del Toro è la più sportiva, emozionale e veloce Lamborghini di serie mai prodotta, oltre a rappresentare la perfetta incarnazione del valori del marchio - Visionario, Cutting-edge e Puro. La nuova supersportiva è un'edizione limitata e sarà prodotta per il mercato mondiale in 600 unità.
Anche l' Huracán LP 610-4, quale erede dell'iconica Gallardo, è esposta al Salone di Shanghai nel padiglione 6.1. Nuovo punto di riferimento tra le supersportive di lusso, l'Huracán non sta solamente ripetendo le performance commerciali di successo del modello che ha sostituito, ma è anche destinata a diventare una nuova leggenda.
L'Aventador LP 700-4 Pirelli Edition, che celebra la lunga e ininterrotta storia di collaborazione tra la Casa del Toro e la prestigiosa azienda italiana di pneumatici, è presentata per la prima volta in Cina ed esposta al Salone di Shanghai.
Il 2015 segna inoltre i 10 anni dell'ingresso di Lamborghini nel mercato cinese, tuttora uno dei suoi mercati più importanti a livello mondiale.
''Oggi presentiamo qui in Asia l'Aventador LP 750-4 Superveloce, dopo il suo debutto mondiale al Salone dell'Auto di Ginevra. Questa nuova vettura rappresenta la perfetta combinazione di soluzioni ingegneristiche superleggere, mutuate dalla competenza acquisita da Lamborghini nel campo, e di tecnologie all'avanguardia. La nuova Superveloce è la più esclusiva, pura ed emozionale Lamborghini della nostra gamma'' ha dichiarato Stephan Winkelmann, Presidente e AD di Automobili Lamborghini.
La nuova Aventador Superveloce continua la tradizione Lamborghini dei modelli SV spostando sempre più in là i limiti in termini di prestazioni e pure emozioni
legate alla guida. Il peso è stato ulteriormente ridotto di 50 chilogrammi grazie all'utilizzo di soluzioni ingegneristiche mirate alla leggerezza, prima fra tutte
l'uso esteso della fibra di carbonio. La potenza del V12 aspirato è invece stata incrementata fino a 552 kW/750 Cv. Uniti, questi interventi hanno portato allo
straordinario rapporto peso/potenza di 2,03 kg/Cv. La Superveloce accelera da 0 a 100 km/h in 2.8 secondi ed è poi in grado di allungare fino a raggiungere una
velocità massima di 350 km/h.

Redazione

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