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Bologna "Un presepe "esemplare" di Pietro Righi

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presepeMuseo Civico d'Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini fino al 15 gennaio 2023. Ingresso gratuito 

Per le festività natalizie 2022-2023 si rinnova il tradizionale appuntamento espositivo con l'arte presepiale che i Musei Civici d'Arte Antica di Bologna, in collaborazione con il Centro Studi per la Cultura Popolare, promuovono per valorizzare questa particolare espressione plastica di devozione che nella città felsinea, a partire dalla tarda età barocca, ebbe un qualificatissimo centro di produzione in cui anche artisti affermati si cimentarono con la produzione di statuine.

La mostra Un presepe "esemplare" di Pietro Righi (Bologna, 1772-1839) - visibile dal 14 dicembre 2022 al 15 gennaio 2023 presso il Museo Civico d'Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini con ingresso gratuito - consente di ammirare un inedito gruppo presepiale della Natività in terracotta dal modellato di notevole qualità, proveniente da collezione privata. Sul retro della scultura in terracotta è chiaramente leggibile una scritta tracciata sulla creta fresca, prima della cottura: «Pietro Righi/ Fece/ L'anno 1826/Li 4 ottobre/n° 5».
L'esposizione della scultura per la prima volta al pubblico si fa occasione per riunire, in stretto dialogo fra loro, altri due esemplari di mano dello stesso Righi aventi la medesima materia e tipologia iconografica, già presenti nella ricca collezione di antichi pezzi presepiali bolognesi conservata nel museo.
Così affiancati, i tre pezzi rappresentano una testimonianza significativa della statuaria da presepe realizzata da questo abile artista-artigiano, esponente di una generazione erede dei grandi maestri plasticatori bolognesi quali Giuseppe Maria Mazza (1653–1741), Angelo Gabriello Piò (1690-1770) e Filippo Scandellari (1717-1801). Pur non raggiungendo il livello qualitativo della più alta tradizione presepistica, egli si distinse nella produzione seriale a stampo dei presepi accessibile a tutti i ceti sociali, infondendovi l'ispirazione tratta dall'operato dei maestri della scultura che insegnavano all'Accademia di Belle Arti, dove svolse l'incarico di bidello.

La mostra è accompagnata da testi di Fernando e Gioia Lanzi e Antonella Mampieri.

La Natività inedita di Pietro Righi
Il gruppo presepiale emerso, che va ad arricchire il catalogo di Pietro Righi, rappresenta la Vergine, san Giuseppe e il Bambino, con l'asino e il bue nella greppia/mangiatoia, figure che tipicamente venivano realizzate singolarmente per poi essere assemblate su di una base, a creare composizioni lievemente variate. Si tratta di una composizione esemplare, probabilmente parte centrale di una scena più ampia, comprendente altri personaggi a completamento della rappresentazione presepiale. La figura della Vergine fa corpo con la mangiatoia, in una forma che è quasi una firma dei plasticatori del presepio bolognese: non si tratta qui della semplice greppia a rastrelliera, ma paglia e fieno sono posti su di un recipiente rettangolare, realizzato con giunchi o rami intrecciati, come si vede bene nel lato posteriore della composizione, e come si vede pure in molti dipinti - per esempio nell'affresco con la Natività di Vitale da Bologna, un tempo nella chiesa di Mezzaratta, ma ora esposta nella Pinacoteca Nazionale cittadina -, in cui appunto è posto il cibo per gli animali, che la riempie completamente e deborda. Posto sopra, avvolto in fasce, giace il Bambino, e le fasce sono il segno indicato ai pastori dall'angelo annunciante. A fianco, e alle spalle del Bambino, si affaccia l'asino.
La Vergine, figura della Chiesa, e il Bambino, sono significativamente il punto culminante della composizione: la Vergine, in atteggiamento tenero e protettivo, mostra il Figlio porgendolo delicatamente all'adorazione di san Giuseppe, e degli altri, che questo gruppo presuppone. Giuseppe, seduto accanto e più in basso, con le mani giunte all'altezza del cuore, volge il capo al Bambino che la Madre gli presenta e lo fissa intensamente, in adorazione.
Ai piedi della Vergine, il bue, con una torsione robusta e suggestiva del collo, volge il capo verso il Bambino: asino e bue rappresentano i popoli che lasciano le religioni tradizionali per volgersi al Figlio di Dio incarnato, che, nell'Eucaristia, si farà cibo per gli uomini.
Nella parte posteriore, il gruppo evidenzia data e numerazione della figura. Il numero progressivo di produzione 5 indica chiaramente che si tratta di un'opera seriale, mentre la data 4 ottobre 1828, incisa prima di inviare a cottura il pezzo, sottolinea la petronianità esemplare di Pietro Righi e della sua opera coincidendo con festa del Patrono san Petronio. (Gioia e Fernando Lanzi)

Pietro Righi (1772-1839)
Negli anni Novanta un plasticatore anonimo, di cui si conoscevano diversi gruppi da presepe simili, venne identificato come Pietro Righi, grazie al rinvenimento da parte di Stefano Tumidei della sua firma. Attorno a quel gruppo firmato, ripetuto in moltissime varianti con l'uso degli stampi, è stato possibile ricostituire negli ultimi anni un corpus piuttosto ricco e in continuo aumento, anche grazie ad occasioni come questa, che permette di presentare al pubblico un nuovo esemplare.
Pietro Righi nasce a Bologna il 30 aprile 1772, da Francesco e dalla sua seconda moglie, Anna Livizzani. La famiglia Righi era originaria di Gaggio Montano e il padre di Pietro si era trasferito a Bologna per esercitare con maggior profitto la professione di medico. Dopo la sua morte, nel 1786, i cinque figli ancora minori furono allevati dalla madre con l'aiuto dell'Opera Pia dei Poveri Vergognosi.
Iniziò a lavorare in una fabbrica di maioliche in via San Vitale, dove produceva statuette e dipingeva stoviglie. La sua attività si concentra solo in un secondo momento sulla produzione artistica, che ha per oggetto statuette di soggetto sacro e profano. Allievo dell'Accademia Clementina dal 1795 al 1798, Righi aveva seguito le lezioni di scultura di due grandi artisti neoclassici, Giacomo Rossi prima, e poi Giacomo De Maria. Nel 1804 sposa Maria Spinelli da cui avrà tre figli, di cui uno, Francesco, sarà il padre del celebre fisico Augusto. Nel 1811 diviene bidello dell'Accademia di Belle Arti di Bologna, incarico che terrà fino alla morte e che gli permetteva di esercitare l'attività di plasticatore con maggiore libertà, garantendogli uno stipendio fisso mensile. Pietro morirà a Bologna il 18 maggio 1839. Abitava in Borgo San Pietro.
Il prototipo del gruppo tradizionale creato e replicato da Pietro Righi, del quale è riemersa di recente sul mercato antiquario la prima copia numerata, si compone di un insieme di singole statuine, realizzate a stampo e fissate tra loro con la barbottina.
Il gruppo base è costituito dalle figure della Madonna col Bambino, di san Giuseppe, dell'asino stante e del bue accosciato. A questo nucleo principale sono spesso accostati pastori e pastorelle, angeli e bambini. Sono attualmente conosciuti, oltre al gruppo del Museo Davia Bargellini con la Sacra Famiglia ed un pastore inginocchiato che si toglie il turbante, quello esposto nel 2014 da un collezionista privato, attualmente in comodato gratuito presso lo stesso museo, che
rappresenta un esempio ben conservato di questa versione più semplice. Della stessa versione ho reso noto anche un esemplare nella collezione Guandalini di Modena, il primo esemplare firmato e numerato che ho potuto conoscere , che porta il numero 6 e la data 1829.
A questo nucleo si possono aggiungere quello della parrocchia di Santa Caterina di Strada Maggiore, datato 1829, quelli del Museo d'Arte Sacra di San Giovanni in Persiceto, delle chiese di Castagnolo e di San Matteo della Decima. Ma si tratta solo di una parte dei gruppi conosciuti, tra varianti, repliche e copie semplificate di diversi livelli qualitativi. Tra i gruppi conservati da enti pubblici ne figura uno presso l'Accademia di Belle Arti di Bologna, datato 1825, uno presso il Museo Civico "Andrea Tubino" di Masone (GE) e uno presso il Museo Diocesano di Arte Sacra di Faenza. Il bel gruppo di molte figure dei Musei Civici di Modena, accostabile a quello di Santa Caterina di Strada Maggiore, mostra la Madonna protesa ad abbracciare il Bambino sotto una capanna composta da una tenda tesa tra due pali, quasi un rifugio di fortuna. Un'idea mutuata dal gruppo inventato da un altro scultore bolognese che in questi anni frequenta l'Accademia, Giovanni Putti.
Siamo dunque in grado di individuare al momento due tipologie di presepe realizzate da Righi, una che si ricollega al gruppo ridotto del tipo Davia Bargellini, dove la Madonna, seduta accanto alla mangiatoia, è posta di profilo e tiene tra le braccia il Bambino rivolgendosi verso san Giuseppe, il bue è accosciato davanti a lei e guarda verso l'alto, l'asino è in piedi dietro la mangiatoia e san Giuseppe, seduto, si gira verso la Madre e il Bambino con le mani giunte. Un secondo tipo più complesso, con la tenda sotto la quale la Madonna si protende tenendo tra le braccia il Bambino, san Giuseppe è seduto ma con le braccia libere, il sinistro disteso lungo il corpo, il destro raccolto sul ginocchio; il bue ripete la posa del gruppo precedente, mentre l'asino, non sempre presente, è in piedi dietro la Madonna. La fortuna di questa seconda versione è testimoniata anche da alcune produzioni di minor formato e di qualità molto modesta, quasi in sermo humilis, ma dove le figure sono però chiaramente derivate da quelle inventate da Righi, sulla scorta di Giovanni Putti. Lo dimostrano molto bene i due gruppi ora in comodato gratuito presso il Museo Davia Bargellini e provenienti da una collezione privata. Qui le figure, tozze, visibilmente realizzate a stampo, sono innegabili derivazioni popolari di un linguaggio espressivo già molto semplificato. (Antonella Mampieri)

Durante il periodo di apertura sono previste visite guidate gratuite:
venerdì 16 dicembre 2022 ore 17, con Fernando Lanzi
venerdì 23 dicembre 2022 ore 17, con Davide Scabbia
lunedì 26 dicembre 2022 ore 10.30, con Fernando Lanzi
venerdì 6 gennaio 2023 ore 10.30, con Fernando Lanzi
venerdì 13 gennaio 2023 ore 17, con Davide Scabbia
domenica 15 gennaio 2023 ore 10.30, con Antonella Mampieri.

( foto: Pietro Righi (Bologna 1772-1839), Presepe, 1826, terracotta. Collezione privata)

Redazione

 

Sagre e feste del territorio bolognese

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Mercatino di NataleMercatini di Natale, presepi, concerti... è online il calendario di dicembre e gennaio

Si è aperto ad Argelato il Villaggio di Natale a Villa Beatrice. Nel comune di Alto Reno Terme le prime tre domeniche di dicembre appuntamento con Natale a Corvella e dall'8 dicembre Natale a Porretta e Natale al Castello Manservisi.

Sapori e atmosfere del Natale saranno protagonisti il 4 dicembre al Museo della Civiltà Contadina di Bentivoglio grazie all'"Open Day del gusto", appuntamento dedicato ai prodotti del territorio e al mondo dell'artigianato. In programma laboratori, visite guidate, letture animate.

A Bologna l'appuntamento è in Piazza Lucio Dalla con DiMondi Winter, che propone un villaggio di Natale per i bambini e una pista di pattinaggio su ghiaccio sintetico a impatto ambientale zero.

A Casalecchio di Reno mercoledì 7 dicembre è in programma la Festa degli Elfi.

Tanti gli appuntamenti a Castenaso: fino al 6 gennaio laboratori di cucina per imparare a realizzare i dolci di Natale, mostre di giocattoli e di presepi, letture itineranti, concerti, spettacoli e mercatini.

A Molinella c'è "Bån Nadèl", oltre alla pista di pattinaggio sul ghiaccio (dal 3 dicembre all'8 gennaio), nelle domeniche 11 e 18 dicembre offre ai visitatori intrattenimenti musicali e spettacoli.

Dal 3 dicembre al 6 gennaio a Imola è festa in tutta la città con ImolaNatale: tutti i fine settimana e la vigilia di Natale mercatini, animazioni, laboratori per bambini e negozi aperti in centro storico. Nell'antica piazza di Vidiciatico (Lizzano in Belvedere) viene allestito il Borgo di Natale, visitabile dal 10 dicembre al 6 gennaio.

A Monghidoro si comincia l'8 dicembre con Festa d'inverno a Ca' del Costa, si prosegue il 17 dicembre a Piamaggio con la camminata lungo "La via dei presepi" e il 18 dicembre con "Christmas a Monghidoro", pista di pattinaggio su ghiaccio, stand enogastronomici, concerti e giochi.

Dal 3 dicembre a San Giovanni in Persiceto il centro storico si apre ai festeggiamenti con spettacoli itineranti, pista di pattinaggio, concerti, stand di specialità gastronomiche, eventi per bimbi e adulti.

Sabato 17 dicembre, a Vergato nella Piazza Capitani della Montagna, dalle 9.30 alle 14 si terrà la "Festa dei dolci e delle tradizioni", mentre il 24 dicembre l'appuntamento è alle 14 per gli auguri in Piazza.

Tra i mercatini di Natale segnaliamo a Bologna l'Antica Fiera di Santa Lucia al portico monumentale della Chiesa dei Servi in Strada Maggiore (fino al 26 dicembre) e il Villaggio di Natale francese in piazza Minghetti (fino al 24 dicembre). A Galliera l'appuntamento è il 18 dicembre.

Casalecchio di Reno dedica tre fine settimana (3-4, 9-11, 16-18 dicembre) ai mercatini di articoli decorativi e regali artigianali. A Castel Maggiore si potranno visitare i mercatini di Natale dall'8 al 23 dicembre, mentre a Castel San Pietro Terme l'appuntamento è in centro storico nelle giornate del 3, 4, 8, 11 e 18 dicembre.

Il 4 dicembre a Marano di Gaggio Montano mercatini fino a sera e stand gastronomici con delizie montanare; domenica 11 dicembre mercatino di Santa Lucia a Bazzano (Valsamoggia) con gastronomia e musica, il 17 e 18 dicembre "Natalissimo" a Crespellano (Valsamoggia) con animazioni per i più piccoli.

A Zola Predosa nel fine settimana del 10 e 11 dicembre appuntamento con "Al Nadel 'd Zola", un mercatino composto da banchi di oggetti creativi e prodotti tipici.

Tra Presepi un po' speciali segnaliamo quello dei Frati Cappuccini a Porretta Terme (Alto Reno), uno dei presepi animati più grandi d'Italia visitabile dal 24 dicembre al 31 gennaio.

Villa D'Aiano, dall'8 dicembre all'8 gennaio, diventa la "Terra dei Presepi": camminando per le vie del paese si potranno ammirare gli oltre 100 presepi realizzati dagli abitanti, da quello ad altezza uomo al più piccolo dentro ad un guscio di noce, dal presepe tradizionale napoletano al più moderno fatto con i mattoncini Lego.

Anche quest'anno torna il tradizionale appuntamento con i Presepi di San Lorenzo in Collina, un grande presepe diffuso, realizzato dagli abitanti e dalle attività di San Lorenzo in Collina (Monte San Pietro dall'8 dicembre al 6 gennaio).

Dall'8 dicembre e fino al 6 gennaio si potrà passeggiare alla scoperta del presepe diffuso in 12 postazioni urbane tra il borgo storico di Dozza e la frazione di Toscanella.

Da non perdere, il 24 dicembre, il Presepe vivente di Pietracolora (Gaggio Montano).

Dal 10 dicembre nel centro del paese di Vidiciatico (Lizzano in Belvedere) si potrà ammirare un bellissimo presepe ligneo con statue a grandezza naturale, mentre a Gabba nei giardini privati e negli angoli del piccolo borgo vengono allestiti ogni anno presepi di vario genere, creati con materiali di recupero dagli abitanti del paese. Rimarranno accessi anche nelle ore notturne creando una magica atmosfera.

Al calar della sera, nelle giornate del 5 e 6 gennaio, si accendono i tradizionali falò dell'Epifania nella campagna persicetana, legati alla tradizione contadina, i "Roghi delle Befane" bruceranno in diversi luoghi a San Matteo della Decima.

A Maggi (Sant'Agata Bolognese) il 5 gennaio appuntamento con il rogo di Befana Maggi.

Da non perdere a Dozza il 6 gennaio dalle 15, la tradizionale rievocazione in costume dell'arrivo dei magi alla grotta con corteo itinerante nel borgo e quadri viventi.

Il calendario completo è consultabile all'indirizzo www.cittametropolitana.bo.it/sagrefeste 

Redazione

Mostra Antologia della moto bolognese, 1920-1970 al Museo del Patrimonio Industriale,

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Ducati Mostra Antologia Bologna,. Il Museo del Patrimonio Industriale di Bologna - istituzione culturale votata allo studio, alla documentazione e alla divulgazione della storia economico-industriale della città e del suo territorio, attraverso la ricostruzione delle vicende succedutesi dall'affermarsi dell'industria serica nel Medioevo fino all'odierno distretto meccanico della motoristica e dell'automazione – aggiunge un nuovo momento espositivo al filone Moto bolognesi, che ha costituito uno dei principali interessi della sua attività di ricerca: sabato 26 novembre 2022 (a partire dalle ore 13) sarà aperta al pubblico la mostra Antologia della moto bolognese, 1920-1970.
Il nuovo focus tematico, realizzato il contributo dell'Associazione Amici del Museo del Patrimonio Industriale, si inserisce nel percorso espositivo del museo e rimarrà visibile fino al 28 maggio 2023.

Antologia della moto bolognese, 1920-1970 porta a compimento un ampio e importante lavoro di indagine condotto negli anni dal museo, con momenti di restituzione pubblica quali le recenti esposizioni Moto bolognesi degli anni 1950-1960. La motocicletta incontra l'automobile (2021/2022) e Moto bolognesi C.M. Trent'anni memorabili 1929-1959 (2018).
A partire dalle collezioni permanenti del museo, in cui sono presenti esemplari di motocicli, motori e componenti di alcune aziende locali che ebbero un ruolo di primo piano nel settore motoristico, il progetto è nato con l'obiettivo di realizzare una puntuale e completa ricognizione dell'industria motociclistica in area bolognese – terra di motori per eccellenza – dalla nascita negli anni Venti del Novecento fino agli anni Sessanta, contestualizzandone gli scenari di evoluzione tecnica, produttiva e aziendale.
L'impegno nell'indagine condotta su fonti composite – documenti, memoria orale, immagini fotografiche e filmate, giornali e riviste specializzate del tempo – ha consentito la ricostruzione di un centinaio di biografie di aziende, la schedatura tecnica di modelli e pezzi analizzati e la formazione di un ricchissimo archivio fotografico realizzato grazie all'aiuto del mondo del collezionismo.

La mostra ripercorre cinquant'anni di produzione motociclistica bolognese che si è distinta, fin dagli esordi, per l'inventiva e le capacità di numerosi tecnici che si sono cimentati, con diversa fortuna, nella realizzazione di veicoli sempre molto curati, non solo dal punto di vista costruttivo, ma anche estetico, imponendosi inoltre ai più alti livelli, con le versioni da competizione, in ambito nazionale ed estero.
Attraversando stagioni diverse e spesso difficoltose – la fase pionieristica, le ristrettezze e le distruzioni del periodo bellico, la ripresa ed il miracolo economico – le piccole e medie case costruttrici della città e del territorio circostante hanno sempre esposto nelle "vetrine" delle fiere del settore, e quindi offerto sul mercato, una gamma di motocicli unica per quantità, varietà e bellezza.
Solo pochi marchi sono riusciti a tradurre l'apprezzamento della critica e dei singoli appassionati in un vero e proprio successo commerciale, tuttavia l'industria bolognese delle due ruote, anche con l'apporto del settore della componentistica, ha lasciato un segno indelebile nella storia del motociclismo italiano.

Il percorso espositivo di Antologia della moto bolognese, 1920-1970 presenta 32 motociclette realizzate dai più importanti marchi del cinquantennio ed è arricchito da una serie di materiali multimediali: sette contributi filmati provenienti dall'Istituto Luce, l'intera serie delle moto esposte nelle precedenti esposizioni e il filmato, prodotto dal museo, Italiani in motocicletta, basato sui cinegiornali dell'Istituto Luce (1930-1940).

La storia del motociclismo bolognese prende avvio nel 1899 quando il Touring Club Italiano organizza una gara in circuito e i numerosi spettatori accorsi possono ammirare, con stupore, un nuovo veicolo: il motociclo. Nel 1904 è la ditta Grazia e Fiorini a cimentarsi, per prima in città, nella realizzazione di due motocicli in versione Corsa e Turismo.
Sarà la guerra ad accelerare un progresso tecnologico che avrà ricadute anche in ambito motoristico. Le ditte G.D e M.M., nate nel 1923 e 1924, si distinguono subito per qualità e affidabilità. Sono le gare a determinare, per tutti i costruttori, l'andamento positivo della produzione. I nuovi modelli vengono allestiti in versione da competizione ed una vittoria, o una buona prestazione, nel "Raid Nord-Sud" (Milano-Napoli) o nel "Giro Motociclistico d'Italia", hanno un'immediata ricaduta sulle vendite.

Negli anni Trenta le ristrettezze imposte dalle scelte autarchiche del regime fascista mettono a dura prova il mondo delle due ruote. A Bologna, solo la M.M. conserva un ruolo preminente, sia dal punto di vista commerciale che sportivo, aggiudicandosi un gran numero di gare e di record di velocità in ambito nazionale ed estero.
Con la dichiarazione di guerra, nel 1940, iniziano gli anni bui: la produzione di moto di fatto cessa, consentendo solo quella di un esiguo numero di motocarri. Infine i bombardamenti aerei portano alla distruzione di molte officine.

Terminata la guerra nel 1945, i motocicli tornano a circolare in ordine sparso ed in numero esiguo, essendo l'uso limitato alle necessità di lavoro e dalla scarsità di benzina. La produzione si incentra perciò su economici micromotori da applicare alle biciclette o a telai appositamente predisposti. In questo settore si afferma la Ducati realizzando il Cucciolo, uno dei micromotori che più contribuisce all'affermazione della "motorizzazione popolare" in Italia.
A livello sportivo Moto Morini e F.B primeggiano in Italia e all'estero. Morini vince il Campionato Italiano 125 nel 1948 e 1949, mentre F.B Mondial, milanese ma interamente progettata e costruita a Bologna, si aggiudica il Campionato del Mondo nel 1949, 1950 e 1951.

Negli anni Cinquanta lo scenario motociclistico bolognese è estremamente vivace, con ben 55 marche di motocicli finiti, perlopiù di piccole e medie cilindrate. Solo alcune si avviano ad avere un assetto ed una organizzazione produttiva moderni, con stabilimenti efficienti e un'adeguata dotazione di macchine: in città Ducati e Moto Morini, a Porretta Terme la DEMM; inoltre le lombarde/bolognesi F.B Mondial e MI-VAL. Marche storiche e prestigiose, come C.M e M.M., si avviano invece al declino.
In campo sportivo primeggiano Benelli, Guzzi, F.B Mondial, Moto Morini, MV, Parilla, aziende che possono permettersi gli elevati costi delle squadre corsa. La storia sportiva Ducati vede molte importanti affermazioni: il Motogiro del 1956, il Campionato Italiano 125 nel 1957 e l'epica impresa di Leopoldo Tartarini e Giorgio Monetti con il giro del mondo nel 1957-58.

Gli anni Sessanta sono difficili per il motociclismo nazionale perché si affaccia la prepotente concorrenza dell'automobile. Dai listini scompaiono i modelli 500 ed i grossi motocarri. Restano invece gli scooter e le piccole e medie cilindrate capaci di alte prestazioni. Arrivano le moto giapponesi, mono e pluricilindriche, potenti, veloci, con finiture di lusso. Il mercato cerca, quindi, di adeguarsi alle domande dei clienti: sono necessarie varianti ai modelli di base che a loro volta fanno crescere il numero dei componenti delle moto.
In area bolognese agisce un indotto capace di fabbricare qualsiasi parte meccanica, di pari passo con il progresso tecnico. Si evolvono e perfezionano i motori, il sistema desmodromico viene utilizzato non solo su quelli da competizione, ma anche da super-sport. Lo stesso vale per i componenti della ciclistica, dalle sospensioni ai freni.
La produzione diventa differenziata e polivalente, ai modelli base Turismo si aggiungono un gran numero di varianti, con aggiornamenti continui nel corso dell'anno. Si registra anche un crescente interesse dall'estero per i prodotti italiani, con un'attività di esportazione oltralpe ed oltre oceano. Ottengono redditizi contratti, tra le altre, le bolognesi Ducati, MI-VAL, F.B Mondial, Moto Morini.
Si registrano anche la presenza e l'affermazione di nuove case produttrici, come la Italemmezeta, poi Italjet, caratterizzata da una eclettica produzione, e di marchi già conosciuti che trovano una nuova importante dimensione produttiva e commerciale, come Cimatti, Malaguti, Malanca, Testi, apprezzati in particolare per le loro piccole cilindrate.
Alle loro spalle, la rassicurante presenza di case costruttrici di motori, come DEMM (attiva e affermata anche nella produzione di motocicli), Franco Morini e Minarelli in grado di produrre tutta la gamma da 48 a 175 cm, a 2 e 4 tempi, per tutti gli usi, turismo, sport, competizione, trasporto.

In mostra anche la M.M. 175 del 1933 che consegue il Record Mondiale di Velocità sul Chilometro lanciato effettuato nel tratto rettilineo tra l'8° e il 9° km della strada che collega Borgo Panigale a San Giovanni in Persiceto.

All'interno del percorso espositivo è inoltre consultabile, secondo vari percorsi di indagine, una banca dati multimediale che racchiude schede tecniche, immagini, marchi e note informative dei 98 produttori di motociclette attivi sul territorio fino al 1960. Si tratta di un'esaustiva "enciclopedia" del motociclismo bolognese resa possibile dal contributo del mondo del collezionismo che ha conservato e messo a disposizione una ricca documentazione composita: fotografie d'epoca, pubblicità, riviste del settore, manuali, cataloghi e molto altro.

Il Museo del Patrimonio Industriale – collocato nella suggestiva sede di una fornace da laterizi del XIX secolo – studia e racconta la storia economico produttiva di Bologna e del suo territorio dal tardo Medioevo ai giorni nostri.
Il percorso espositivo si apre con la ricostruzione dell'organizzazione produttiva dell'antica "Città dell'acqua e della seta" che ha visto Bologna – tra i secoli XV e XVIII – esportare filati e veli di seta in tutto il mondo occidentale. Questa supremazia produttiva entra in crisi alla fine del secolo XVIII quando la Rivoluzione Industriale costringe ad aggiornare saperi e organizzazione del lavoro.
La città è costretta a riprogettare il proprio futuro, puntando sulla formazione tecnica come elemento strategico di rinnovamento: nel corso del XIX secolo si afferma, così, l'Istituto Tecnico Aldini Valeriani. Da questa scelta, oltre che dall'esistenza di fattori economici, organizzativi, logistici e amministrativi favorevoli, scaturisce la ripresa produttiva della città nella seconda metà dell'Ottocento che porterà un secolo dopo all'affermazione dell'attuale distretto industriale.
Bologna si configura oggi come una vera e propria capitale dell'industria meccanica ed elettromeccanica. La ricchezza e la complessità del distretto viene ricostruita attraverso le sue principali articolazioni produttive: le macchine da pasta, la motoristica e l'automazione meccanica, settore, quest'ultimo, nel quale la città compete a livello mondiale.

( Photo: Cartolina pubblicitaria della moto Ducati Diana 250, 1961, Enrico Ruffini, Archivio personale )

Redazione

Redazione

"Serata Omicidio" debutto sabato 19 novembre al Teatro del Meloncello Bologna

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Commedia in due atti di Giuseppe Sorgi, eegia di Andasavia Saponaro

Cosa succede in un appartamento dove si incontrano cinque donne e un uomo?

Un annuncio su un giornale parla di un omicidio, facile immaginare chi sarà la vittima, quasi impossibile identificare l'assassino.

Tra personaggi surreali e momenti di pura comicità, si arriva di corsa ad un finale che riserva un'imprevedibile sorpresa.

"Ad una prima lettura di Serata Omicidio - dichiara Andasavia Saponaro - ne ho subito visualizzato la messa in scena individuando tra le attrici della compagnia TeatrAnda i personaggi."

I tempi comici perfetti di cui l'autore Giuseppe Sorgi è stato capace, le battute brevi e scattanti tipiche di una sitcom, i cinque personaggi femminili caratterizzati ai limiti del surreale, rendono "Serata Omicidio", una Piece da godere tutta d'un fiato e lo spettatore si ritroverà al centro del delitto con un finale inaspettato.

Cristina Matta, Annalisa Schiavinato, Laura Spimpolo, Clara Bonatti, Martina Delena e Amedeo Paolo Battipaglia sono i protagonisti di "Serata Omicidio" .

Redazione

Gian Paolo Roffi dona al MAMbo due opere. Presentazione al pubblico giovedì 17 novembre

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GP Roffi Schizografia s 1Il Museo d'Arte Moderna di Bologna è lieto di annunciare la donazione da parte di Gian Paolo Roffi delle opere Schizografia F e Schizografia S (entrambe datate 1991) che entrano a far parte del patrimonio dell'Area Arte Moderna e Contemporanea del Settore Musei Civici Bologna. Le nuove acquisizioni vengono presentate al pubblico giovedì 17 novembre 2022 alle h 18.00 nella sala conferenze del museo. Intervengono, insieme all'artista, Lorenzo Balbi (direttore del MAMbo) e Pasquale Fameli (docente e ricercatore presso il Dipartimento delle Arti dell'Università di Bologna). A seguire avrà luogo la performance poetica Perverba dello stesso Roffi, con Mariagrazia Vincitorio (piano) e Francesco De Martino (sax), alla quale il pubblico potrà assistere dalle h 19.00 negli spazi della collezione permanente, sul palco-opera Impressions di Massimo Bartolini.
L'ingresso alla presentazione e alla performance è libero fino a esaurimento dei posti disponibili.

Le opere donate da Gian Paolo Roffi al MAMbo sono due collage. In Schizografia F quattordici bande verticali intervallate dallo spazio bianco del foglio danno l'immagine dilatata di un fiore, tagliato da sei grandi "f" nere, mentre in Schizografia S cinque bande orizzontali presentano le dune di un deserto come righe di un testo, e le cinque "s" della sesta riga alludono alla forma delle stesse dune, al sibilo del vento, all'iniziale di sabbia, silenzio, serpente.
Con il termine "Schizografia" si intende una "scrittura realizzata per tagli", sotto il profilo della tecnica usata e della forma assunta dalle icone; ma è anche la rappresentazione di una "scrittura scissa", divisa in se stessa, per la rottura patologica del legame fra segno e senso, e di una "scrittura separata dalle cose", dal mondo che ne dovrebbe essere l'oggetto. La ricomposizione di questa frattura è lo scopo di un agire poetico che investe simultaneamente tanto i segni di tipo verbale quanto quelli iconici. Ma ripercorrere, scoprire, inventare le vie di quella ricomposizione spetta soprattutto all'osservatore: comproprietario dei codici e delle regole, complice nella loro trasgressione, sarà lui a verificare l'attendibilità dei nuovi messaggi.

Gian Paolo Roffi è nato nel 1943 a Bologna. Negli anni '70 ha scritto testi per spettacoli musicali. Venuto a contatto con l'area della "Poesia Totale", ha collaborato intensamente con Adriano Spatola fino alla sua scomparsa. Ha pubblicato le raccolte di poesia Reattivi (1984), Madrigali (1986), Perverba (1988) nelle edizioni di Tam Tam; Contesti (Riccardi, 1997); Intuizioni (Eureka Edizioni, 2018). È stato redattore delle riviste Tam Tam, Baobab, Dopodomani. Attivo nel campo della poesia sonora, nel 2009 ha raccolto la sua produzione nell'album Vox (Ed. d'Arte Félix Fénéon). Come poeta visivo ha realizzato le tavole L'immagine del respiro (1986-87) e Schizografie (1988-89); ha pubblicato Voli, testo verbo-visivo (1991), Segni & Segni, poema visuale (1997), Letterale (2000), Te Rerioa (2007), Della Luna (2008), Syncrasies (2011), Sintassi dei frammenti (2013), Recovered Words (2016).
Il collage, l'assemblaggio, il libro-oggetto sono le forme prevalenti del suo lavoro artistico, sempre legato al fenomeno del linguaggio e alla visualizzazione della scrittura. Nel 2016 Pasquale Fameli gli ha dedicato la monografia Gian Paolo Roffi. La quadratura del cerchio (Campanotto Editore).

( Foto: Gian Paolo Roffi, Schizografia s, 1991, immagine fotografica e lettere adesive in plastica, collage e letterfix su carta, cm 70 x 100, courtesy l'artista )

Redazione

Bologna Metropolitana: un territorio, tanti teatri

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post IG 1080x1080Campagna di comunicazione e sito web per promuovere la Rete dei teatri metropolitani

Far conoscere e valorizzare i tanti teatri e le realtà artistiche e di ricerca diffusi sul territorio di Bologna e dell'area metropolitana, dalla pianura all'Appennino. Con questo intento parte "Bologna Metropolitana: un territorio, tanti teatri", un progetto di sostegno ai Teatri attraverso una campagna di comunicazione per la promozione della Rete dei Teatri di Bologna e dell'area metropolitana. L'azione è sviluppata dal Comune e dalla Città metropolitana di Bologna, in stretta collaborazione con i sei Distretti culturali nell'ambito di Officina Creativa per Bologna, il percorso di creazione del sistema culturale metropolitano.

"La nuova campagna di comunicazione risponde alla volontà di creare un sistema teatrale metropolitano, valorizzando la ricca offerta metropolitana distribuita su tantissimi teatri, fruibile su nuovi supporti e per la prima volta insieme, e vuole essere anche un concreto strumento di sostegno per i Teatri – spiega Elena Di Gioia, delegata alla Cultura di Bologna e Città metropolitana – questo incentiverà il pubblico a ritrovarsi a teatro, richiamerà nuovo pubblico e stimolerà forme di mobilità culturale anche alla scoperta dei tanti teatri diffusi".

Al centro del progetto di comunicazione, la realizzazione di un nuovo sito web per raccontare la ricchezza degli spazi teatrali e delle stagioni continuative presenti nel territorio metropolitano bolognese, attraverso una mappa digitale di 50 teatri distribuiti in 26 Comuni. Da oggi online, il sito teatrimetropolitanibologna.it è realizzato come spin-off del sito culturabologna.it per promuovere gli eventi dei teatri metropolitani, con un calendario mensile che segnala gli appuntamenti in agenda su scala metropolitana.

Ad accompagnare il lancio del nuovo sito è prevista una campagna di comunicazione basata su un visual dinamico e raffinato progettato dall'illustratrice Sara Garagnani che presenta lo slogan "Il teatro ti muove": un vero e proprio invito a mettersi in viaggio alla scoperta della articolata offerta teatrale delle stagioni 2022/2023 con cartelloni importanti e variegati, lasciandosi sorprendere dai tanti piccoli e grandi teatri del territorio.

La campagna di comunicazione si svilupperà online attraverso i siti e le pagine social del Comune di Bologna, della Città metropolitana di Bologna e di tutti i partner istituzionali dei Distretti culturali, oltre ad essere diffusa nello spazio urbano con affissioni stradali esposte a Bologna e nei Comuni/Unioni dell'area metropolitana a partire da oggi, pubblicità dinamica sui mezzi TPER e ledwall cittadini.

La campagna rientra nelle azioni di Officina Creativa per Bologna, il percorso di creazione del sistema culturale metropolitano promosso da Comune di Bologna e Città metropolitana di Bologna, con il supporto di Fondazione Innovazione Urbana.

Redazione

Bologna Festival: Giovedì 20 ottobre Gianluca Cascioli in concerto

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Gianluca Cascioli  foto Silvia LelliDomani, Giovedì 20 ottobre ore 20.30, Oratorio di San Filippo Neri, Gianluca Cascioli è ospite della rassegna Il Nuovo l'Antico di Bologna Festival, in sostituzione del concerto del fortepianista Andreas Staier che a causa di un'indisposizione non potrà tenere il suo concerto.

Gianluca Cascioli si esibirà al fortepiano, strumento prescelto per le sue più recenti interpretazioni mozartiane, con un programma, "Forte-Piano", che percorre il repertorio per tastiera dal Settecento di Carl Philipp Emanuel Bach sino a Mozart e Beethoven. Dalla Sonata in do maggiore Wq 65/47 di C. Ph. E. Bach alla Sonata op.27 n.2 "Al chiaro di luna" di Beethoven, passando attraverso la celeberrima Sonata KV 333 e la Fantasia KV 475 di Mozart. Autore di un importantissimo trattato sul "vero modo di suonare la tastiera" Carl Philipp Emanuel è il più innovativo e radicale tra i figli di Bach, riconosciuto da Mozart come il "padre di tutti noi" e molto amato da Beethoven che ne collezionava le musiche con passione.

Pianista di fama internazionale, Gianluca Cascioli si è esibito nelle principali sale del mondo, in recital e con le più rinomate orchestre, insieme a direttori come Abbado, Ashkenazy, Chung, Gergiev, Harding, Muti, Maazel, Metha, Temirkanov. Attivo anche come camerista ha collaborato con Rostropovich, Bashmet, Vengerov, Frank Peter Zimmermann, Clemens Hagen, Sabine Meyer, Alban Berg Quartet. Nel dicembre 2022 sarà in tournée in Giappone in duo con la violinista Sayaka Shoji, proponendo le Sonate per violino di Mozart e Beethoven eseguite al fortepiano.

( Credit photo: Silvia Lelli )

Redazione

 

Sasso Marconi: evento dedicato al lupo con proiezione gratuita del docufilm "Il Contatto"

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Il Contatto locandina 1Sabato 15 Ottobre ore 16 al Cinema comunale di Sasso Marconi proiezione del film che racconta la storia di Ulisse e Achille e incontro con gli autori e lo staff del Centro Tutela Fauna Monte Adone

Sabato 15 Ottobre il Cinema/Teatro comunale di Sasso Marconi ospiterà la proiezione del docufilm "Il Contatto": una pellicola di Andrea Dalpian che racconta la storia di Ulisse e Achille, due cuccioli di lupo in difficoltà, recuperati e rimessi in libertà dopo un periodo di cura e riabilitazione presso il Centro Tutela e Ricerca Fauna Esotica e Selvatica Monte Adone di Sasso Marconi.

Una storia capace di emozionare, coinvolgere e incuriosire, divenuta un documentario dove musica e parole lasciano spazio a un racconto per immagini che ha come protagonisti incontrastati i due lupi e l'ambiente in cui si muovono. Presentato al 24° Festival CinemAmbiente di Torino, "Il Contatto" è stato selezionato per importanti festival internazionali, tra cui il Portland Film Festival e il Filmmakers United Film Festival 2022 (dove è stato premiato come "Miglior film sugli animali").

La proiezione sarà seguita da un momento di dibattito con gli autori - il regista Andrea Dalpian e Giusi Santoro di Pop Cult Docs, che ha prodotto il film - ed Elisa Berti, direttrice del Centro Fauna Monte Adone, che per oltre un anno ha seguito i due cuccioli di lupo nel loro percorso di riabilitazione.

L'evento, organizzato dal Comune di Sasso Marconi, sarà dunque l'occasione per scoprire questa incredibile storia e conoscere meglio le attività del Centro Monte Adone, impegnato da oltre trent'anni nel recupero e nella tutela degli animali selvatici ed esotici, e oggi eccellenza a livello nazionale per il recupero dei lupi feriti: grazie al Progetto Lupo Monte Adone, dal 2014 il Centro sassese dispone infatti di un'area attrezzata per la cura, la degenza e la riabilitazione degli esemplari feriti, recuperati in condizioni di difficoltà o vittime di atti di bracconaggio.

Appuntamento alle 16 al Cinema comunale (Piazza dei Martiri 5, Sasso Marconi).
Saluto di benvenuto del Sindaco Roberto Parmeggiani

Ingresso gratuito fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Nel foyer del Cinema comunale sarà presente il banchetto informativo del Centro Fauna Monte Adone.

Redazione

Bologna Festival. Rifrazioni sonore con il Quartetto Prometeo, tra classico e contemporaneo

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Quartetto Prometeo 1Domani, giovedì 6 ottobre ore 20.30, Oratorio di San Filippo Neri

Bologna.  La rassegna Il Nuovo l'Antico di Bologna Festival prosegue con il concerto del Quartetto Prometeo.Per il Quartetto, Leone d'Argento della Biennale Musica di Venezia nel 2012, la ricerca del suono nuovo non è solo una attitudine, un'intenzione, una volontà. Costituisce, al contrario, una sorgente e un approdo ineludibili lungo la ricerca della propria identità. Non a caso è proprio attraverso il prisma della musica del nostro tempo che l'ensemble legge anche i grandi classici del repertorio. Questa logica si riflette alla perfezione nel programma di questo concerto, Rifrazioni sonore, che incastona il Quartetto op.18 n.3 di Beethoven tra il primo quartetto composto da Luca Francesconi nel 1977 e il suo più recente quartetto I voli di Niccolò del 2004. Qui, il classico e composto dialogare dei quattro archi diventa imprevedibile e acrobatico, come lo era Paganini.

Quartetto Prometeo. Ospite delle più importanti istituzioni concertistiche italiane ed europee, nel 2012 il Quartetto Prometeo ha ottenuto il Leone d'Argento alla Biennale Musica di Venezia. Si è distinto in diversi concorsi internazionali, vincendo il Prague Spring International Music Competition nel 1998 e aggiudicandosi il Premio Thomas Infeld della Internationale Sommer Akademie Prag-Wien-Budapest nel 1999 e poi nel 2000 il Premio Speciale Bärenreiter al Concorso ARD di Monaco. Dal 2013 è "quartetto in residenza" all'Accademia Chigiana di Siena in collaborazione con la classe di composizione di Salvatore Sciarrino. Particolarmente interessati al repertorio contemporaneo, Giulio Rovighi (primo violino), Aldo Campagnari (secondo violino), Danusha Waskiewicz (viola) e Francesco Dillon (violoncello) hanno instaurato una stretta collaborazione con Salvatore Sciarrino, che ha dedicato loro Esercizi di tre stili e il Quartetto n.8. Importante anche il lavoro svolto con Stefano Gervasoni e con Ivan Fedele di cui hanno eseguito in prima assoluta Morolòja kè erotikà. Tra le registrazioni discografiche realizzate per Ecm, Sony e Brilliant, si segnalano le monografie dedicate a Salvatore Sciarrino, Stefano Scodanibbio e Ivan Fedele, oltre all'integrale dei Quartetti di Schumann e il CD con Quartetti di Debussy e Szymanowski. Il Quartetto Prometeo collabora abitualmente con musicisti quali Mario Brunello, David Geringas, Veronika Hagen, Alexander Lonquich, Enrico Pace, Stefano Scodanibbio, Quartetto Belcea, Enrico Bronzi, Mariangela Vacatello, Lilya Zilberstein. Di rilievo anche l'attività didattica: dal 2019 tiene corsi all'Accademia musicale Santa Cecilia di Portogruaro e dal 2020 partecipa all'Avos Project di Roma.

Redazione

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