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Bologna. Canoni concordati, Confabitare lancia l’allarme

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"Non solo sfratti. L'emergenza abitativa a Bologna è aggravata anche da un'altra questione di cui si parla poco, quella dei canoni concordati. E' un vero allarme, se continua il trend dell'ultimo periodo, si rischia l'estinzione di questo tipo di affitti entro breve". E' preoccupato Alberto Zanni, Presidente nazionale di Confabitare – Associazione di proprietari immobiliari -, che a supporto delle sue tesi snocciola alcuni dati significativi: negli ultimi dodici mesi i canoni concordati sotto le Due Torri sono crollati da 3000 a 1000 accentuando una tendenza che aveva dato i primi, inquietanti segnali già nel 2012.
Le cause? Zanni ha le idee chiare: "Innanzitutto i canoni concordati a Bologna sono calati mediamente come valore da 600 a 500 euro al mese, con una flessione pari al 15% circa. E poi – aggiunge Zanni – non dimentichiamo il salasso delle imposte: negli ultimi tre anni la pressione fiscale nella nostra città è aumentata del 200 percento. Una stangata che ha indotto molti proprietari a rinunciare a questo tipo di contratti non trovandoli più convenienti".
In effetti prima dell'era Monti (Novembre 2011), l'ICI per chi affittava a canone concordato a Bologna era pari a zero, mentre oggi si paga il 7,6 per mille di IMU. Il Presidente di Confabitare lancia un appello al Comune: "Occorre reintegrare al più presto il fondo a sostegno dei canoni concordati, uno strumento che si è rivelato utile ma insufficiente. Altrimenti questo tipo di contratti rischia di sparire. E sarebbe un danno per tutti, proprietari e inquilini".

Redazione

Immobili (o quasi) di fronte alle emergenze internazionali

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Palazzo ONUDesidero solo dire due parole sulla sensazione di immobilismo che talvolta avverto leggendo il giornale o seguendo le notizie alla tv. Magari sarà capitato anche a voi, non so, ma a me capita sempre più spesso. Mi riferisco all'effetto provocato da certe notizie dall'estero.
Papa Francesco parla di una terza guerra mondiale in corso, seppur spezzettata in una miriade di micro conflitti e temo che abbia sostanzialmente ragione. Basta andare con la mente a ciò che succede in Afghanistan, Pakistan, Filippine, Iraq, Somalia, Libia, Siria, Yemen, Cecenia, Sudan, Sud Sudan, Nigeria, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Mali... e l'elenco, purtroppo, non è completo (non ho però volutamente inserito l'Ucraina; ritengo sia un caso che, per quanto serio e a noi vicino, abbia caratteristiche sue proprie) .
Di continuo si ha notizia di attentati, massacri di civili, violenze e soprusi, così come di un incessante esodo di persone e famiglie in disperata fuga da guerre e persecuzioni. E tutto questo sempre più spesso a causa di folli idee razziste o di inaccettabili discriminazioni politiche, sessuali e religiose. La nostra memoria spesso non riesce a stare dietro all'incessante flusso di notizie del genere e finiamo per scordare una tragedia consumatasi poco prima, o anche tutt'ora in corso, perché la nostra attenzione viene catturata da nuovi più recenti drammi.
Di migranti spinti dalla povertà a cercare nuove terre dove vivere ce ne sono sempre stati. Con mirati interventi economici a favore degli Stati di origine si può pensare di migliorare il tenore di vita locale e, così facendo, bloccare o almeno rallentare i flussi migratori, ma di fronte alla paura di morire o di essere oggetto di torture e violenze una tale strategia non è certo efficacie.

Volontassociate 2014, al via sabato 6 settembre a Pianoro

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Da oggi fino al 26 ottobre, si svolgerà per il decimo anno consecutivo sul territorio provinciale "Volontassociate - la festa dell'Associazionismo e del Volontariato della provincia di Bologna", promossa dalla Provincia, dai Comuni dei sette distretti socio-sanitari, VOLABO - Centro Servizi per il Volontariato e da tante associazioni di promozione sociale e organizzazioni di volontariato.
Il programma quest'anno si inserisce nell'ambito delle iniziative per la prima Giornata della Cittadinanza Solidale, indetta dalla Regione Emilia Romagna il prossimo 27 settembre.
L'iniziativa nasce dal desiderio delle Organizzazioni Non profit di favorire sia la reciproca conoscenza, sia la sensibilizzazione della cittadinanza ai temi ed alle finalità del volontariato e dell'associazionismo. Negli anni, Volontassociate ha assunto una sempre maggiore visibilità, diventando un vero e proprio momento di incontro del mondo del volontariato e dell'associazionismo con la cittadinanza.
Come nelle passate edizioni, il calendario si articolerà nei fine settimana su tutto il territorio provinciale, sotto forma di momenti collettivi di festa nei distretti della provincia:
Bologna Città: il 21 settembre ai Giardini Margherita (in caso di pioggia rinviata al 12 ottobre), il 28 settembre al Quartiere Saragozza e Quartiere Borgo Panigale (in caso di pioggia rinviati al 5 ottobre);
Casalecchio di Reno: il 13 e 14 settembre a Casalecchio di Reno, il 4 e 5 ottobre a Zola Predosa in collaborazione con Segnali di Pace;
Imola: il 19 settembre a Castel San Pietro Terme, il 21 settembre a Imola e il 26 ottobre a Medicina.
Pianura Est: il 14 settembre a Castello d'Argile e il 5 ottobre a Bentivoglio;
Pianura Ovest-Terre d'Acqua: il 27 settembre a San Giovanni in Persiceto e l'11 ottobre ad Anzola dell'Emilia in collaborazione con Segnali di Pace;
San Lazzaro: il 6 settembre a Pianoro e il 3, 4 e 5 ottobre a Ozzano dell''Emilia.

Redazione

I City Angels compiono 20 anni

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Logo City AngelsDomenica 7 settembre festa e gemellaggioall'Auditorium della Società Umanitaria a Milano

I City Angels, volontari di strada d'emergenza, compiono 20 anni il prossimo 7 settembre. Nell'occasione, l'Associazione organizza una festa insieme a due storiche associazioni filantropiche milanesi, nate nell'Ottocento: la Società Umanitaria e il Pane Quotidiano. La festa e il gemellaggio si terranno a Milano domenica 7 settembre, alle ore 15.00, presso l'Auditorium della Società Umanitaria (via Daverio 7). Il fondatore dei City Angels, Mario Furlan, e i Coordinatori delle sedi sparse sul territorio italiano e svizzero trarranno un bilancio su quanto realizzato in questi 20 anni e presenteranno i progetti per il futuro.Saranno presenti, tra gli altri, il Sindaco di Milano Giuliano Pisapia; gli assessori comunali Pierfrancesco Majorino, Pierfrancesco Maran e Marco Granelli; l'assessore provinciale Stefano Bolognini; gli onorevoli Michela Vittoria Brambilla e Lia Quartapelle; i presidenti di Società Umanitaria e Pane Quotidiano, Amos Nannini e PierMaria Ferrario; la madrina dei City Angels Daniela Javarone. Saranno presenti anche i testimonial dei City Angels, il cabarettista e attore Stefano Chiodaroli e la cantante Laura Bono. Nell'occasione verranno presentate due nuove e giovani testimonial, la cantautrice calabrese Ylenia Lucisano (che canterà "Un angelo senza nome", brano contenuto nel suo disco d'esordio "Piccolo Universo" e che diventerà l'inno dei City Angels) e la pianista toscana Giulia Mazzoni (il cui disco d'esordio è "Giocando con i bottoni"). I City Angels sono stati fondati nel 1994 a Milano da Mario Furlan, docente universitario di Motivazione e crescita personale. Oggi sono presenti in 18 città italiane, da Roma a Torino, da Firenze a Venezia, da Cagliari a Messina; e a Lugano, in Svizzera. Ogni giorno in Italia i City Angels assistono tra i 4mila e i 5mila senza fissa dimora con cibo, vestiti, coperte, sacchi a pelo e assistenza psicologica. A Milano gestiscono 4 centri d'accoglienza per senzatetto, che ogni giorno ospitano oltre 300 clochard e profughi, soprattutto eritrei e siriani. Inoltre i City Angels svolgono un'attività di prevenzione della microcriminalità e assistono chiunque, sulla strada, si trovi in difficoltà: dalla ragazza che chiede di essere accompagnata a casa per paura di brutti incontri all'anziana che ha bisogno di aiuto per la borsa pesante della spesa, dal turista che chiede informazioni all'animale ferito, perso o maltrattato.

Redazione

Confabitare: compravendite sempre più multietniche sotto le due torri

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Bologna. Il sogno di comprare una casa non è più un'esclusiva degli italiani, più o meno benestanti che siano. Oggi, gli immigrati, tra le tante aspettative ed aspirazioni, coltivano anche quella di acquistare una casa nella città dove vivono e dove hanno deciso di far crescere i loro figli. Insomma, gli stranieri residenti in città entrano prepotentemente nel mondo delle compravendite immobiliari e, non deve sorprendere, se oggi, quasi 10 nuovi proprietari su 100, sotto le Due Torri, parlano un'altra lingua, sono perfettamente integrati e, "dulcis in fundo", hanno un lavoro dignitoso che permette loro di pagare la rata del mutuo. E' la fotografia che emerge da un'indagine di CONFABITARE – associazione proprietari immobiliari - che disegna un quadro positivo e sempre più "multietnico" del mercato immobiliare cittadino.
Bologna, spicca tra le province italiane, come una delle più "gettonate" dalla popolazione straniera: la percentuale di immigrati nel territorio comunale si attesta intorno al 7,52% e nel periodo Gennaio 2013– Dicembre 2013, le compravendite effettuate da famiglie straniere hanno costituito l'8,7% del totale delle transazioni concluse nel Comune di Bologna; il dato sale al 10,5% se si prende in considerazione l'intera provincia. Si tratta, comunque, di un fenomeno in continuo movimento con una crescita del 2,5% rispetto allo stesso periodo del 2012 nel Comune di Bologna e del 2% in provincia.
"E' un fenomeno sociale che non può più essere ignorato – afferma perentorio Alberto Zanni, presidente nazionale di CONFABITARE – Gli stranieri che riescono a comprare casa sono in continuo aumento e le motivazioni sono tante. A spingere gli immigrati in regola e con un lavoro sicuro e remunerato ad acquistare casa sono diversi fattori" – spiega Zanni. "Innanzitutto, senza nascondersi dietro a false demagogie, permane un atteggiamento di resistenza ed ostracismo degli italiani nei confronti degli stranieri, quando si deve affittare o vendere casa. Inoltre, nel desiderio di acquistare casa, influisce anche un fattore psicologico che tradisce il desiderio di radicarsi, in modo sempre più forte, alla città in cui si abita e in cui si è scelto di offrire un futuro migliore ai propri figli". "Di contralto – conclude Zanni – c'è anche da segnalare un fenomeno piuttosto curioso: gli stessi stranieri che, magari, sono riusciti a comprare una seconda casa, quando decidono di darla in affitto preferiscono come inquilini gli italiani a connazionali o ad altri stranieri".
Indiani, pakistani e bengalesi si dimostrano i più sensibili al richiamo dell'investimento nel "mattone". Dall'indagine di Confabitare risulta, infatti, che di quell'8,7% delle compravendite effettuate da famiglie straniere, il 46% degli immigrati che acquistano casa sotto le Due Torri sono indiani, pakistani e bengalesi. Se rapportiamo il dato con il totale delle transazioni su Bologna, emerge un aspetto interessante: ovvero che, il 4% delle compravendite nel capoluogo emiliano, compresi italiani e stranieri, è attribuibile a queste tre nazionalità. Nazionalità che risultano essere particolarmente presenti anche nel settore del commercio: secondo i dati raccolti dall'Osservatorio Immobiliare di CONFABITARE, i pakistani hanno avviato fino ad oggi ben 224 attività, perlopiù di generi alimentari e bigiotteria, borse e accessori; ebbene, in almeno 82 casi gli stessi gestori pakistani sono anche proprietari immobiliari delle mura dei negozi. Insomma, se, come vedremo in seguito, i cinesi che hanno disponibilità di denaro preferiscono investire nella prima casa, i pakistani, invece, hanno la tendenza a comperare le mura della loro attività commerciale quotidiana. Ancora diversa, invece, la situazione che si delinea per indiani e bengalesi, che, pur avendo avviato alcune decine di attività commerciali sotto le Due Torri, risultano sempre in affitto e nessuno di loro è proprietario del negozio che gestisce. Seguono i romeni e gli albanesi che, da soli, coprono il 31% delle compravendite immobiliari con protagonisti immigrati, il 2,69% delle transazioni totali. Romeni ed albanesi dimostrano di essersi radicati molto stabilmente nella nostra città con attività commerciali anche in proprietà: dei 234 romeni che gestiscono negozi, almeno 25 di loro sono proprietari dell'immobile, mentre dei 185 negozi di cui risultano titolari gli albanesi, 38 sono in proprietà.
Fanalino di coda sono i marocchini che coprono soltanto il 3% delle compravendite fra stranieri a Bologna. I nordafricani, infatti, pur essendo la comunità più numerosa in provincia (11915), è quella che si ritrova con somme meno consistenti di denaro per potere acquistare casa. Un aspetto che contraddistingue la comunità marocchina è l'acquisto, invece, delle attività commerciali (ristoranti, negozi di accessori e bigiotteria ed imprese di pulizia): a Bologna ce ne sono 262, di cui 85 in proprietà, ovvero il 32,44%. Abitudine frequente per la grande maggioranza di proprietari di negozi ed attività, è la tendenza ad adibire il retrobottega a piccola abitazione, dove, molto spesso, convive un nucleo familiare.
Un capitolo a parte merita la fotografia della comunità cinese che, sotto le Due Torri, conta 1950 persone, di cui il 61% abita nel quartiere Navile, mentre seguono a ruota San Donato e San Vitale. La presenza più massiccia di cinesi, però, è concentrata in zona Bolognina, dove vive il 45% della popolazione residente in città, seguita a distanza da Corticella. Emerge chiaramente per la comunità cinese, l'idea di radicarsi e la volontà di ricostruire il tessuto di una vera e propria "Chinatown" sotto le Due Torri. Un dato su tutti, però, è piuttosto eloquente ed è in grado di delineare un quadro chiaro e preciso: il 20% delle compravendite immobiliari fra immigrati a Bologna è coperto da cinesi che, da soli, arrivano a riempire l'1,74% delle compravendite totali. Tradotto vuol dire che, quasi due cinesi su dieci vive in una casa di proprietà.
La comunità cinese è, senza dubbio, quella che investe maggiormente nel "mattone" in città: l'aspetto curioso, però, è che i cinesi non acquistano soltanto case ed appartamenti ad uso abitativo, ma, avendone la possibilità, preferiscono diventare proprietari anche delle attività commerciali che gestiscono, siano essi ristoranti, take-away o negozi di abbigliamento. Dai dati dell'Osservatorio, emerge, infatti, che su 429 attività presenti in città, ben 282 ovvero il 10,42% sono in proprietà. Insomma, i cinesi non si limitano a prendere una residenza o un domicilio, fanno molto di più: tendono a radicarsi e a mettere radici profonde nel territorio in cui abitano, preferendo acquistare in proprietà case, negozi e ristoranti in cui poi lavorano e impiegano familiari e amici connazionali.
Una considerazione a parte merita anche la comunità filippina che sotto le Due Torri resta, comunque, la più numerosa: in città se ne contano 3300, di cui oltre un quinto abita nel quartiere Santo Stefano, mentre gli altri sarebbero distribuiti tra Navile, Saragozza e Toscana; alta la concentrazione di filippini anche nelle aree del centro storico. Un modello insediativo che la dice lunga anche su un fenomeno sociale e cioè che, di preferenza i filippini scelgono di abitare laddove è prevalente la richiesta di servizi domestici e di assistenza rivolti alle famiglie in condizioni più agiate. Molto spesso, i filippini risiedono proprio nelle case delle stesse famiglie che offrono loro un posto di lavoro stabile. L'unico dato di cui siamo in possesso, ci dice che su 28 attività di imprese di pulizie e servizi gestite da cittadini filippini, nessuna risulta in proprietà. Poche anche le case tra Bologna e la provincia, di cui risultano proprietari. Fattori che se sommati insieme, spingono ad una valutazione generale sulla comunità filippina che, al contrario ad esempio di quella cinese, non sente l'esigenza di radicarsi nel nostro territorio, limitandosi, invece, ad accumulare denaro lavorando, ma senza perdere mai di vista il sogno di ritornare nel proprio paese d'origine.

Redazione

La Regione Campania finanzia il restauro del complesso monumentale di Villa Rufolo

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Villa RufoloLa Regione Campania premia il modello di gestione di Villa Rufolo e le nuove proposte progettuali della Fondazione Ravello per la valorizzazione del bene monumentale. Dopo l'acquisizione di finanziamenti per gli interventi posti in essere negli ultimi quattro anni - impianti di irrigazione, illuminazione e videosorveglianza, completamento dei lavori di restauro dell'auditorium di Villa Rufolo e avviamento dell'importante opera di riqualificazione della Torre maggiore, destinata a ospitare il museo della Villa - la Giunta Regionale della Campania, con decreto dirigenziale n. 230 del 08/08/2014, ha ammesso a finanziamento il progetto denominato "Lavori di valorizzazione e restauro del complesso monumentale di Villa Rufolo". L'intervento progettato e proposto da Fondazione Ravello sarà supportato con fondi FESR 2007/2013 nell'ambito dell'Obiettivo Operativo 1.9 Beni e siti culturali - Iniziative di Accelerazione della spesa, per un importo pari a € 3.372.672,91. La pianificazione dell'impegno di spesa, in coerenza con il cronoprogramma dell'operazione, prevede la ripartizione in due tranche del finanziamento sulle annualità 2014 e 2015. Questo nuovo riconoscimento da parte della Regione Campania, che consolida il più ampio "Progetto Ravello", rende merito all'eccellente capacità manageriale messa in campo dalla Fondazione Ravello nei suoi otto anni di gestione di Villa Rufolo, dal 2006 ad oggi, svolti all'insegna dell'efficienza e virtuosa rivitalizzazione del bene culturale. Nella fattispecie, il nuovo intervento di restauro e valorizzazione prevede il rifacimento delle facciate Sud e Ovest della Villa, il completamento degli impianti con la climatizzazione di tutti gli ambienti, la musealizzazione della Torre maggiore, già interessata dalle operazioni di recupero strutturale nell'ambito dei finanziamenti ARCUS. "Accanto all'attività culturale, preziosa, importante, ma effimera nel senso di passeggera, già svolta con il Festival di Ravello – spiega Renato Brunetta, presidente della Fondazione Ravello – le opere di manutenzione e restauro finalizzate a restituire Villa Rufolo all'antico splendore, rappresentano un investimento, significativo e duraturo, per il futuro sociale, culturale ed economico del territorio e della collettività". Per dare un'idea della crescita di Villa Rufolo nella fruizione pubblica, ecco qualche numero: le presenze sono aumentate del 28%, passando dalle 160.717 del 2006 alle 206.455 del 2013, con incassi che hanno registrato un incremento del 44% (da 631.699 euro nel 2006, a 920.704 nel 2013) mantenendo inalterato il costo del biglietto d'ingresso. L'importante opera di valorizzazione e promozione della cultura posta in essere da Fondazione Ravello si esplica anche attraverso i numerosi protocolli di intesa siglati in questi anni, l'ultimo dei quali stipulato il mese scorso con il CNR, partner privilegiato nel progetto di musealizzazione della Torre maggiore di Villa Rufolo. Da sottolineare anche l'opera di recupero della memoria con l'acquisizione al patrimonio della Villa di ottantaquattro volumi della biblioteca Reid, di diciotto opere della pinacoteca e di nove reperti a suo tempo sottratti a Villa Rufolo e recuperati grazie all'attenta opera della Direzione. Villa Rufolo è, da sempre, sede principale e affascinante del Ravello Festival, che all'interno del monumento ospita concerti, spettacoli e, da qualche anno, prestigiose mostre di arti visive: in questi giorni sono visitabili quelle di Tony Cragg, di Wang Guangyi e delle ceramiste dell'Associazione Pandora. "Con il nostro modello di gestione – conclude il direttore di Villa Rufolo, Secondo Amalfitano - intendiamo dimostrare alle nuove generazioni come il passato possa avere una straordinaria importanza e produrre reddito in un mondo mercificato e commerciale. La cultura può essere fonte di progresso e di sviluppo oltre a preservare la memoria storica".

Redazione

Confabitare al Comune di Bologna: avanti con il fondo anticrisi

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ZanniAllarme canoni concordati. A lanciarlo è Confabitare l'associazione di proprietari immobiliari guidata da Alberto Zanni (in foto), che in una lettera inviata al Sindaco Merola e al Vice Sindaco Silvia Giannini chiede l'immediato reintegro del fondo comunale a sostegno dei canoni concordati, che in dieci mesi è già esaurito. Spiega Zanni : "da ottobre 2013 ad oggi del fondo di 500.000,00 euro stanziato dal Comune, con l'erogazione di 1.000 bonus di 500,00 euro, ai proprietari che hanno sottoscritto un contratto a canone concordato, non è rimasto nulla. Il che significa due cose: l'iniziativa ha avuto un indubbio successo, ma proprio per questo il Comune deve impegnarsi per dare nuova linfa al fondo anticrisi sui canoni concordati". Canoni che, osserva Zanni, " si sono rivelati uno strumento prezioso per rilanciare il mercato degli affitti, ma che rischiano di sparire tra non molto se le istituzioni non supporteranno economicamente i proprietari che li sottoscrivono". Il Presidente di Confabitare cita alcuna dati: a Bologna gli affitti concordati sono calati mediamente da 600,00 a 500,00 euro al mese, quindi una flessione intorno al 15%. Poi c'è la mannaia fiscale: prima dell'era Monti (Novembre 2011) l'ICI per chi affittava a canone concordato sotto le due torri era a quota zero, mentre oggi paga il 7,6 per mille di IMU. Un salasso che ha portato molti proprietari a rinunciare a questo tipo di contratti, tanto che dai circa 3.000 all'anno si è passati ai 1.000 attuali, come dimostrano i bonus erogati dal Comune. " La situazione è seria - chiosa Zanni - i proprietari sono in ginocchio fra tasse, mercato in crisi, calo degli affitti e quant'altro. Per questo chiediamo al Comune di riattivare il fondo e ripartire da Settembre con nuovi contributi una tantum per i canoni concordati. Sarebbe un gesto apprezzato da tutti, proprietari ed inquilini".

Redazione

TASI, Confabitare ricorre al TAR

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È iniziato il conto alla rovescia per il pagamento della prima rata della TASI – in scadenza a Bologna il 31 luglio – e Confabitare riattizza il fuoco delle polemiche. L'associazione dei proprietari immobiliari guidata da Alberto Zanni ha presentato ricorso al TAR contro il provvedimento così come è stato applicato dal Comune, in quanto " viola lo spirito della legge che ha introdotto l'imposta e discrimina pesantemente chi ha il solo torto di possedere una casa". Spiega Zanni : " Tasi significa tassa sui servizi indivisibili come illuminazione pubblica, pulizia e asfaltatura delle strade, ecc.., che evidentemente interessano tutti i cittadini, proprietari o inquilini che siano, se nonché a Bologna si è trovato il modo di stangare solo i primi. Il perché è presto detto. Sulle prime case, continua Zanni, viene applicata la Tasi a carico dei proprietari e con l'aliquota massima al 3,3 per mille; sulle seconde case si applica esclusivamente l'IMU anche questa tutta a carico dei proprietari, mentre in quasi tutte le altre città si applica l'IMU ridotta, integrata da una quota di Tasi, e quindi anche gli inquilini concorrono al pagamento dell'imposta". Morale della favola: sotto le due torri la ( ennesima) stangata sui proprietari è servita. Di qui il ricorso al Tar da parte di Confabitare ."Merola e compagni – tuona Zanni - continuano a trattare i proprietari come un bancomat a cui attingere a piene mani per riempire le esangui casse comunali. Vorrei ricordare , al riguardo che negli ultimi tre anni la pressione fiscale sugli immobili a Bologna è aumentata del 200%. Credo che sia ora di dire basta".

Redazione

Il neo campione NBA Marco Belinelli in visita ad Automobili Lamborghini

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Lamborghini BenelliNiccoliSant'Agata Bolognese -- Il cestista Marco Belinelli, il primo ed unico italiano entrato nella storia sportiva per aver vinto il titolo NBA nella stagione 2013-2014 con i San Antonio Spurs, ha visitato la Casa di Sant'Agata Bolognese. Marco Belinelli è anche il primo italiano ad aver vinto l'NBA Threepoint Shootout (la gara da 3 punti) all'NBA All-Star Weekend 2014.
Accolto da Ranieri Niccoli, Direttore Industriale di Automobili Lamborghini, Marco Belinelli ha potuto ammirare da vicino la Lamborghini Aventador LP 700-4, in entrambe le versioni coupè e roadster, e la nuova Huracan LP 610-4 che da pochi mesi dal suo debutto ha già riscosso un grande successo tra i clienti di tutto il mondo. Ha inoltre visitato il Museo, che custodisce le vetture storiche Lamborghini, e lo stabilimento di produzione dove vengono assemblate le supersportive più ambite al mondo. La visita di Marco Belinelli si è conclusa con un test ride a bordo di una Aventador LP 700-4 Roadster insieme a Mario Fasanetto, test driver e collaudatore della Casa del Toro.
''E' stata per me un'esperienza unica e la realizzazione di un sogno che avevo fin da bambino, quando vedevo sfrecciare le Lamborghini Diablo vicino a casa. Salire poi a bordo dell'Aventador è stata un'emozione fortissima che spero di ripetere presto'' ha commentato Marco Belinelli.

Redazione

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