In Emilia-Romagna la sanità privata convenzionata già copre più del 30% dei servizi
"E' sconcertante che si ridia nuova linfa ad un dibattito vecchio, superato, che non ha alcun motivo di essere". E' questo il commento lapidario del segretario generale della Cisl Emilia Romagna, Giorgio Graziani, sulla presunta contrapposizione fra pubblico e privato sulla sanità della regione.
Parole, quelle del massimo dirigente della Cisl regionale, che trovano inequivocabile conferma nei numeri. Difatti, la sussidiarietà fra gestori pubblici e privati nella sanità emiliano-romagnola è già ampiamente presente: la sanità privata convenzionata copre più del 30% dei servizi; nei servizi sociosanitari accreditati alla cooperazione sociale è affidata la gestione del 75% dei servizi stessi; negli ospedali sono stati assegnati ai privati la stragrande maggioranza delle attività indirette (le cucine, il trasporto, la logistica, le manutenzioni , le pulizie ecc); nelle Ausl al privato sono assegnati servizi in molti settori a forte componente assistenziale (salute mentale, tossicodipenze, ecc.). Di converso, la sanità pubblica gestisce in forma diretta le attività che si caratterizzano per essere prestazioni squisitamente di carattere sanitario (come gli ospedali o le cure primarie) o di carattere ispettivo (es medicina del lavoro).
"Quindi – continua Graziani - esternalizzare ai privati anche queste ultime attività, il core bisness della nostra sanità, giusto per avere un termine di confronto, sarebbe come se un'azienda tipo la Ferrari esternalizzasse la produzione del motore"."Il rischio concreto – continua Graziani – è quello che ci sia un vero e proprio cambio di paradigma in cui ciò che viene messo in discussione è il nostro modello sanitario. Fin ad oggi, la gestione diretta e pubblica dei servizi a forte valenza sanitaria ha costituito l'elemento distintivo della nostra regione, quell'elemento che le ha permesso di raggiungere l'eccellenza su base nazionale ed europea". "E la ragione – prosegue il sindacalista - è semplice: la gestione pubblica ha permesso alla Regione, attraverso le sue aziende, un controllo diretto, una programmazione degli obiettivi verificata, una selezione del personale omogenea, una supervisione di efficacia e di efficienza sui bilanci delle aziende. Tutto ciò, nonostante le numerose contraddizioni e manchevolezze da sanare, ha comunque garantito dei risultati di cui tutti ci vantiamo".
Sono questi i motivi per cui la CISL, da sempre disponibile a confrontarsi senza pregiudizi, esplicita con chiarezza il proprio disaccordo su questa operazione e chiede con forza che la Regione si esprima in merito altrettango chiaramente. "Noi – prosegue Graziani - non saremo mai disponibili a quella che riterremmo una svendita del nostro fiore all'occhiello: quel pezzo di sanità pubblica rimasto, che costituisce garanzia di salute per la tutta la cittadinanza, a qualsiasi fascia sociale appartenga. Occorre invece concentrarsi su quelli che sono i veri problemi: governance, riordino ospedaliero, come far funzionare le case della Salute e gli ospedali di comunità (che sono ancora sulla carta) ". "Del resto – continua il dirgente Cisl – i privati che vogliono aprire presidi sanitari, e offrire servizi, già oggi sono liberi di farlo, anzi ben vengano: porteranno investimenti e occupazione. L'importante è che lo facciano con risorse proprie e non pretendano di fare business coi soldi pubblici".Infine, l'ultima stoccata del segretario generale della Cisl regionale va alle "mezze verità sulle liste di attesa", uno dei principali combustibili che ha alimentato il dibattito in questi giorni."Sappiamo tutti che quelle direzioni generali che hanno lavorato bene sono riuscite ad ottenere liste di attesa pienamente rispettose dei tempi, dimostrando che è possibile farlo lavorando sulla appropriatezza e sulla organizzazione. Ed è evidente che se tutti operassero così, certamente ci sarebbero molti meno cittadini costretti a rivolgersi al privato o magari a rinunciare a delle prestazione perchè ritenute troppo esose".
Redazione
