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Sicurezza. Romano (SIULP), "Taser" sperimentazione conferma positività impiego

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taserRomano: Ora taser subito a tutti gli operatori

Lo avevamo detto sin dalla nostra prima richiesta risalente a molti anni fa che il taser era uno strumento utili per evitare sia le aggressioni agli appartenenti alle Forze di polizia, sia per garantire la sicurezza delle persone esagitate e fuori controllo che non volevano accettare il rispetto della legge.

Oggi l'esito della sperimentazione conferma quello che il SIULP diceva da anni e cioè che l'utilizzo di questo strumento non letale è efficace e non provoca conseguenze.

Per questo ci aspettiamo ora che sia fornito ad ogni operatore in modo da consentire una difesa appropriata ai servitori dello Stato ma anche una garanzia per chi, fuori controllo, usa violenza contro le donne e gli uomini in divisa.

Così Felice Romano, Segretario Generale del SIULP commenta l'annuncio del Ministro Matteo Salvini relativo alla imminente distribuzione del tasera tutti gli appartenenti alle Forze di polizia.

La sperimentazione, che ha dimostrato la rigidità dei casi in cui i protocolli operativi prevedono l'impiego di questa arma non letale e l'alta professionalità dei poliziotti, hanno confermato che il taserè necessario per fronteggiare le sempre più crescenti aggressioni nei confronti di chi, scientemente o sotto l'effetto di alcol o droghe aggredisce i cittadini e gli stessi operatori di polizia senza nessuna remora.

L'auspicio che anche questo nuovo strumento sia più un deterrente piuttosto che un rimedio repressivo, conclude Romano, resta il faro che guida il nostro agire quotidiano. Resta ferma però la possibilità per i poliziotti, solo nei casi estremi in cui si dovesse rendere necessario l'uso della forza per arrestare la violenza che è meglio l'utilizzo del taser che non quello dell'arma in dotazione.

Ecco perché sollecitiamo la fornitura a tuti in tempi rapidi poiché questo ulteriore strumento rafforza il percorso portato avanti dal Dipartimento della P.S. di una gestione dell'ordine e della sicurezza pubblica più moderna e basata sul rispetto della vita umana a prescindere dalle condotte di chi viola la legge.

Bologna Città metropolitana, falsi allarmi vipere in città

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viperaPolizia locale della Città metropolitana: "In ambito urbano non sono presenti non essendo il loro habitat"

Bologna. Negli ultimi giorni la Polizia locale della Città metropolitana ha ricevuto diverse segnalazioni di avvistamenti di vipere anche in aree periferiche della città o parchi urbani. "È quindi opportuno specificare ancora una volta – spiegano dal Comando – che in ambito urbano non sono presenti questo genere di rettili non essendo il loro habitat, si tratta invece di altre specie di ofidi non velenosi e assolutamente innocui, anzi utili in quanto si cibano di topi".

La polizia locale di Palazzo Malvezzi invita quindi a consultare la guida su "come distinguere una vipera da un altro serpente non velenoso" pensata per chi, soprattutto in questo periodo, ama passeggiare sul nostro Appennino ma utile anche per evitare inutili allarmismi in ambito urbano.

Undici pagine per spiegare attraverso immagini e descrizioni dettagliate come distinguere una vipera da un altro serpente non velenoso e come riconoscerne il morso. La guida fornisce inoltre alcuni consigli utili sui comportamenti da evitare in campagna e le indicazioni da seguire in caso di morso di vipera.
Le specie di serpenti presenti in Italia sono 23 di cui solo 4 sono pericolose per l'uomo perché possono procurare un morso velenoso. Nella guida sono descritte le specie che popolano il territorio bolognese, dalla forma alle dimensioni, dai colori alle abitudini alimentari.

La Vipera comune o aspide è presente esclusivamente nell'area appenninica e frequenta tendenzialmente ambienti aridi come pendii aperti e asciutti ma si può trovare anche in zone umide ad alta quota. Gli adulti raggiungono fino a 60 cm, occasionalmente 75 cm, il loro corpo è pesante (anche se più slanciato rispetto ad altre specie di vipera), la coda è corta, e la testa larga di forma triangolare, il muso si presenta rivolto all'insù e l'occhio piccolo con pupilla verticale. Si muove con movimenti lenti e manca di aggressività; morde solamente se infastidita o accidentalmente calpestata.

In caso di morso di vipera, riconoscibile dal segno di due forellini distanziati di circa 6-8 mm, circondati da un alone rosso, da cui fuoriesce sangue misto a siero, la guida consiglia di:
mantenere la calma per evitare un'accelerazione del flusso sanguigno che faciliterebbe la propagazione del veleno;
fasciare ed immobilizzare la zona o l'arto colpito, come si farebbe nel caso di una frattura, ma non bloccare la circolazione sanguigna;
disinfettare il punto morsicato;
andare al più presto da un medico o in ospedale.

Questi comportamenti da evitare:
tagliare o cauterizzare la ferita;
applicare ghiaccio o succhiare la zona morsicata;
somministrare un siero antiofidico;
fare un laccio emostatico;
agitarsi, fare sforzo fisico e ingerire alcoolici.

Redazione

Donne vittime di violenza, dati 2018 e lavoro della rete metropolitana per protezione e sostegno

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VIOLENZA DONNESono state 1343 le donne vittime di violenza accolte lo scorso anno dalle Associazioni nell'ambito dell'Accordo metropolitano per la protezione e il sostegno, di cui il 33,4% straniere e di età principalmente fra i 30 e i 49 anni. Il 28,7 % delle donne ha subito violenza fisica e il 42,3%, violenza psicologica. Fra le varie tipologie di autore, prevalgono nettamente il partner e l'ex partner (nel 73,3% dei casi).
Oltre all'accoglienza delle donne sempre di più si compiono in parallelo interventi per uomini autori di violenza: 120, nel corso del 2018, sono stati i contatti per richiedere informazione e aiuto da parte di questi soggetti (di cui 41 direttamente da parte di uomini e agli altri attraverso altre persona).

Sono alcuni dei dati emersi durante il seminario rivolto agli addetti ai lavori "I servizi e gli interventi per uomini autori di violenza" che si è svolto nei giorni scorsi. L'iniziativa fa parte dell'azione promossa dalla Città metropolitana in collaborazione con il Coordinamento tecnico sul contrasto alla violenza, per diffondere le azioni rivolte agli uomini autori di violenza, messi in campo dai soggetti pubblici e privati nell'ambito del territorio metropolitano.

La Città metropolitana di Bologna, nel dicembre 2015, ha siglato l'Accordo metropolitano per la realizzazione di attività ed interventi di accoglienza, ascolto ed ospitalità per donne che hanno subito violenza, di valenza quinquennale, insieme al Comune di Bologna, al Nuovo Circondario Imolese, alle Unioni dei Comuni del territorio metropolitano e alle Associazioni del territorio che gestiscono case per l'emergenza, case rifugio e sportelli di consulenza e ascolto (Casa delle Donne, Trama di terre, UDI, Sos Donna, Mondo Donna con lo sportello CHIAMA chiAMA, PerLeDonne).
Il sistema di accoglienza per le donne che subiscono violenza si articola su tre livelli: ospitalità in pronta accoglienza (rivolta alle donne con o senza figli, che necessitano di una pronta ospitalità), ospitalità in seconda accoglienza (rivolta a donne con o senza figli che hanno necessità di un luogo sicuro, protetto, accogliente e tranquillo, in cui intraprendere un percorso di uscita dalla violenza e ricostruire la propria autonomia, con la possibilità di ricevere sostegno nella scelta di allontanarsi dalla violenza e nell'attivare i canali necessari per realizzare il proprio progetto), consulenza, ascolto e sostegno (rivolti a donne maggiorenni, maltrattate nel proprio contesto familiare o minacciate di violenza, con l'obiettivo di proporre uno spazio riservato e competente in cui poter esprimere vissuti, raccontare l'esperienza e definire un percorso e una strategia per uscire dalla violenza, nel rispetto dell'autonomia e delle scelte decisionali della donna).

Accanto al lavoro di protezione e tutela nei confronti delle donne e dei loro figli, messo in campo dalle Istituzioni e dalle Associazioni, si collocano gli interventi rivolti agli uomini autori di violenza. Nel territorio metropolitano, sono presenti il Centro LDV (Liberiamoci Dalla Violenza) dell'Ausl di Bologna, il Centro Senza Violenza gestito dall'Associazione Senza Violenza e il gruppo di auto mutuo aiuto "I muscoli e il cuore" dell'Ausl di Imola.
Il senso dei percorsi attivati è principalmente la prevenzione ed il contrasto alla violenza di genere, attraverso la costruzione nell'uomo di una consapevolezza sulle sue azioni ed una maggior capacità di controllo, quindi un lavoro sulla responsabilità.

Attivato in Città metropolitana di Bologna l'Hub del crowdfunding

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Hub crowdfundingUn servizio a supporto di PA, investitori e imprese

Supportare investitori, pubbliche amministrazioni, piccole e medie imprese offrendo informazioni, formazione, supporto allo sviluppo di progetti di crowdfunding, anche mettendo in contatto domanda e offerta di servizi.

È questo l'obiettivo dell'Hub del crowdfunding, presentato a Bologna durante il convegno "Crowdfunding and alternative finance - European debate and local plans".

L'Hub, attivo da oggi, è nato dalla collaborazione tra Città metropolitana e Università di Bologna ed è finanziato dal programma Interreg Central Europe dell'Unione europea attraverso il progetto Crowd Fund Port.

Il servizio, a cui si accede su appuntamento, si trova nella sede della Città metropolitana di via Benedetto XIV.

Per fissare un appuntamento e ricevere informazioni e materiali di approfondimento

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Nell'ambito del progetto, la Città metropolitana, in collaborazione con Vincenzo Butticè del Politecnico di Milano, ha organizzato quattro giornate di formazione gratuita: 30 ore complessive, un centinaio di partecipanti e due moduli di approfondimento: il primo - rivolto principalmente a start-up, consulenti e PMI - ha avuto come tematiche principali l'introduzione alla finanza imprenditoriale, i principi e il funzionamento del crowdfunding e la gestione del progetto dopo una campagna di crowdfunding.

Il secondo, pensato per le Pubbliche Amministrazioni e le organizzazioni del terzo settore, si è concentrato sul crowdfunding civico, in particolare sulla sua definizione e su attori, modelli, tassonomie, vantaggi e svantaggi del crowdfunding in senso lato.

Cos'è e come funziona il crowdfunding

Il crowdfunding, secondo la definizione dell'European Crowdfunding Network (ECN) è «l'accumulo di piccoli investimenti in singoli progetti da parte di un gran numero di individui ("la folla") tramite o con l'aiuto di internet e dei social network».

Si tratta di attività con molteplici finalità e scopi; una possibile classificazione differenzia le attività in base ai meccanismi e alle aspettative che vincolano donatori e richiedenti: equity-based crowdfunding, reward-based crowdfunding, lending-based crowdfunding, donation-based crowdfunding.

In alcuni modelli sono più accentuate le relazioni di mercato basate su un rendimento di tipo finanziario, valutato secondo le logiche del rendimento; in altri casi è invece preminente il coinvolgimento e l'adesione del donatore al progetto del proponente. In quest'ultimo caso, il finanziamento è a tutti gli effetti un modo per aderire, sostenere e promuovere gli obiettivi dell'iniziativa.

Lo spettro di possibilità del crowdfunding è dunque molto vasto e può raccogliere esigenze di imprese, comunità locali, gruppi di cittadini, e start-up innovative. I settori che possono beneficiare di questo strumento, oltre a quello economico, sono la cultura, le iniziative sociali e i progetti ambientali, dove è più facile mobilitare l'opinione pubblica e accendere l'interesse, specie se i progetti hanno una forte aderenza con il contesto locale. Se gli obiettivi sono concreti, misurabili e rendicontabili, il coinvolgimento dei donatori si dimostra maggiormente efficace e i risultati finanziari più rapidi e consistenti.

Redazione

Sicurezza. Vandelli (ES) : Suicidi “silenziosi” tra le forze dell’ordine

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pistolaPer il segretario generale regionale Emilia Romagna Equilibrio Sicurezza "il sindacato dei poliziotti" serve più attenzione ai dipendenti del comparto

In relazione al tema dei " Suicidi tra le forze dell'ordine, Ugo Vandelli segretario generale regionale Emilia Romagna Equilibrio Sicurezza "il sindacato dei poliziotti" ha inviato una lettera aperta che riportiamo di seguito:

Recentemente ho partecipato a due convegni legati al tema dei suicidi tra le forze dell'ordine organizzati da As.So.Di.Pro. (Ravenna 11 maggio) e CerchioBlu (Bologna 24 maggio). Un nuovo tipo di criticità fino ad oggi poco considerata. Nell'ultimo decennio l'organico della Polizia di Stato è passato dalle 117mila unità alle attuali 96mila. In tutte le Questure e Uffici periferici delle specialità della Polizia di Stato si registra una carenza di organico in media del 15%. Le recenti assunzioni (953 unità nel 2018 e 1.943 unità nel 2019) purtroppo non risolveranno l'emergenza, ma sono un primo passo concreto del Governo. Con questa premessa ci si aspetta per il futuro altre risorse e più sicurezza anche nei luoghi di lavoro. La mancanza di mezzi, equipaggiamenti e organici mettono fortemente in crisi questo importante segmento dello Stato. Di riflesso le forze dell'ordine, costrette a volte a turni logoranti sono sempre più spesso soggette a stress. Una malattia professionale (definita sindrome di Burnout) che può portare alla depressione, facendo compiere gesti insani contro la propria persona. Recentemente è stato costituito "l'Osservatorio permanente interforze sul fenomeno dei suicidi tra gli appartenenti delle forze di polizia". Il decreto, firmato dal Capo della Polizia Franco Gabrielli nel febbraio 2019, recita testualmente: "Bisogna attivare procedure, strutture e interventi atti a prevenire ovvero intercettare il disagio professionale e personale, gestendo gli effetti al fine di evitare accadimenti autolesivi o autorepressivi". La media dei suicidi tra i cittadini si aggira attorno ai 5 casi ogni centomila abitanti. Tra le forze dell'ordine sono il doppio: 9,8 casi ogni centomila appartenenti. Fino ad oggi ogni singolo Corpo gestiva tacitamente i casi al proprio interno. Ora l'Osservatorio nel suo insieme fornisce indubbiamente più di un campanello d'allarme. I dati ufficiali - raccolti dall'organizzazione nazionale CerchioBlu - relativi al fenomeno dei suicidi tra gli uomini e le donne in uniforme, con riferimento al periodo compreso tra il 2010 e il 2018, sono: Polizia di Stato 62(*), Arma dei Carabinieri 92, Guardia di Finanza 45, Polizia Penitenziaria 47, Corpo Forestale 8. Per un totale di 254 suicidi. Mentre da gennaio a maggio 2019 se ne registrano 21. Altro dato riguarda il modo prevalente per togliersi la vita. Infatti, l'88 per cento dei suicidi si concretizza con l'arma d'ordinanza. Nei restanti casi si usa un'arma non di servizio. Ovvero nei modi tristi che già si conoscono che vanno dall'impiccagione, all'avvelenamento, dal soffocamento via gas alle lesioni da taglio. Oppure lasciandosi precipitare. Tremore, incubi, tachicardia, sintomi come impatto sulla quotidianità. Per venire incontro a queste esigenze di vita in alcune realtà locali è già operativo uno sportello d'ascolto, messo a disposizione per l'assistenza psicologica con medici esperti in gestione dello stress da lavoro-correlato. Viceversa nella provincia di Forlì Cesena esistono casi documentati della poca "attenzione" dedicata al singolo dipendente che segnala il proprio malessere professionale, senza valutare che il mancato intervento dei vertici istituzionali si potrebbe tramutare anche in tragedia! Di certo parlare, socializzare e coltivare affetti fa bene e può migliorare le condizioni di salute. In ogni caso chi "comanda" e/o sta dall'altra parte della trincea non dovrebbe mai dimenticare che dietro una divisa c'è sempre un essere umano con tutti i suoi pregi e ahimè i suoi inevitabili "limiti".

Ugo Vandelli Segretario regionale ER  Equilibrio Sicurezza "Il sindacato dei Poliziotti"

Redazione

Un nuovo centro logistico ad Altedo nell'area dell'ex zuccherificio, porterà 500 posti di lavoro

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Zuccherificio Altedo PlanimetriaApprovato l'Accordo territoriale fra Città metropolitana di Bologna, Comuni di San Pietro in Casale e Malalbergo e Unione Reno Galliera
Dettaglio dell'inquadramento urbanistico dell'Area ex zuccherificio

Bologna. Approvato in Consiglio metropolitano l'Accordo territoriale fra Città metropolitana di Bologna, Comuni di San Pietro in Casale e Malalbergo e Unione Reno Galliera per la realizzazione di un nuovo centro logistico e la riqualificazione dell'area dell'ex Zuccherificio AIE di Altedo, al confine con San Pietro in Casale, che a regime impiegherà 500 posti di lavoro.
Questo nuovo polo logistico rappresenta un altro tassello della politica insediativa industriale della Città metropolitana di Bologna. Dopo Phillip Morris, Lamborghini, Pizzoli e tante altre realtà industriali, una nuova azienda si insedierà nel rispetto dell'ambiente e di una virtuosa politica urbanistica senza consumo di suolo.
Inoltre, lo sviluppo dell'area individuata dall'Accordo è una prima declinazione delle politiche del Piano Urbano della Mobilità Sostenibile di Bologna metropolitana-PUMS relativamente alla possibilità di localizzare la grande logistica (depositi, magazzini, spedizionieri, con una superficie fondiaria maggiore di 10.000 mq) in ambiti prossimi ai caselli autostradali.
Anche questa volta la Città metropolitana e i Comuni sono riusciti a riqualificare un'area dismessa: quella dell'ex zuccherificio di Altedo che, insieme ad un'area adiacente, ospiterà i 25 ettari del nuovo insediamento.
Il nuovo insediamento dovrà avere le caratteristiche di Area produttiva Ecologicamente Attrezzata (APEA) e, in attuazione degli obiettivi del PUMS, le parti condividono di dotare l'area di un adeguato livello di trasporto pubblico e privato, a garanzia della sostenibilità dell'intervento di un centro logistico che prevede un numero di addetti stimati in circa 500 unità.
Per poter valutare la sostenibilità dell'intervento del centro logistico sarà necessario elaborare, nelle fasi attuative successive all'Accordo, una Analisi trasportistica che verifichi tutte le modalità di spostamento sia per gli addetti che per le merci, individuando in tale sede le opere e gli interventi necessari e condizionanti la realizzazione dell'intervento. In particolare, si prevede la realizzazione di uno studio che dovrà valutare le integrazioni al servizio di trasporto pubblico metropolitano relazionate anche agli orari dei turni lavorativi (anche in fascia serale); una stima dei costi e l'individuazione delle fonti di finanziamento; misure incentivanti l'uso del trasporto pubblico (abbonamenti annuali treno+bus per i dipendenti). Saranno inoltre esaminate soluzioni specifiche anche per quanto riguarda l'accessibilità privata e sostenibilità della SP20 e l'accessibilità ciclopedonale (verificando la fattibilità di un percorso ciclopedonale in sede protetta, tra il nuovo centro logistico e il centro abitato di Altedo, lungo la SP20).
L'Accordo è stato approvato nell'ultima seduta del Consiglio metropolitano con 11 voti a favore (Pd e Rete Civica) e il voto contrario di Uniti per l'Alternativa.
Il 29 gennaio 2019, la Soc. Agroalima S.p.A. con sede a Cesena, proprietaria delle aree, aveva presentato la proposta per un nuovo Accordo Territoriale prevedendo nello specifico lo sviluppo dell'Ambito per funzioni di tipo produttivo/logistico. Proposta che dava seguito alla domanda di "Rivisitazione dell'Accordo Territoriale" inviata ai Comuni di San Pietro in Casale e Malalbergo il 4 giugno 2018 e alla "Manifestazione di Interesse" presentata al Comune di San Pietro in Casale il 28 settembre 2018.

Redazione

Bologna Città metropolitana Causa maltempo chiusa la Sp 76 in località Stiore in Valsamoggia

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Strada interrorraIl maltempo crea disagi alla circolazione, ieri è stata Chiusa la Strada provinciale 76 in località Stiore, Valsamoggia. in entrambi i sensi di marcia per l'erosione della strada del torrente Samoggia.
Redazione

Cesena. Vandelli (ES): sicurezza, un tema spesso ignorato

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VandelliÈ indispensabile per Cesena rivedere la pianta organica del commissariato di pubblica sicurezza ferma al 1989

Cesena. Ugo Vandelli ( in foto), Segretario Generale Regionale del sindacato dei Poliziotti "Equilibrio Sicurezza" interviene sulla questione sicurezza: 

" La sicurezza, arma politica da "agitare" prima delle competizioni elettorali, non ferma l'impegno costante del sindacato dei poliziotti. Raggiunto l'obiettivo comune che realtà e percezione coincidono, archiviata l'espressione istituzionale, "isola felice", è indispensabile porre in essere tutti gli interventi possibili per contrastare una delinquenza sempre più operosa. Come sappiamo il predatore ha assunto una forma più offensiva rispetto al passato, agisce in maniera costante, conosce abitudini e persone che vivono nel territorio e proprio per questo va combattuto utilizzando tutti i mezzi che la legge ci può offrire come deterrente. Videosorveglianza, controllo di vicinato, chat di quartiere, decreto sicurezza&legittima difesa. Va ricordato che la mancata presentazione della denuncia alle forze dell'ordine - da parte di chi ha subito un reato - fornisce una fotografia distorta della reale situazione nelle statistiche nazionali e di conseguenza annulla gli "eventuali" interventi da parte dei ministeri interessati (in primis nell'assegnazione di personale). È indispensabile per Cesena, città con un'estesa periferia e diversi obiettivi sensibili, rivedere la pianta organica del commissariato di pubblica sicurezza ferma al 1989. In questo periodo ha una forza lavoro di circa 80 unità rispetto a quelle previste nel rapporto ministeriale che prevede un operatore ogni 1000 abitanti. Così come non vi è mai stato equilibrio tra l'organico della questura di Forlì e quello del commissariato di Cesena. In alternativa, in mancanza di rinforzi consistenti, occorre realizzare un reale coordinamento - mai decollato - tra le forze dell'ordine, coinvolgendo maggiormente la polizia municipale nelle ore notturne e rilanciando una figura di prossimità nei quartieri. In questo modo si riuscirà a fermare l'escalation di furti, spaccate e danneggiamenti che ogni giorno mettono a dura prova la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Non per ultimo licenziare quei provvedimenti legislativi dai quali dipende la certezza della pena. Tema, questo, che sta a cuore ad ogni persona onesta, così come agli operatori di polizia, stanchi di vedere chi delinque a piede libero subito dopo avere commesso un reato. Purtroppo le sbarre, che in passato non facevano circolare liberamente i delinquenti, oggi servono a sigillare i cittadini onesti nelle proprie abitazioni. Solo insieme si può alzare il livello di allerta e di conseguenza di sicurezza. L'intento delle forze di polizia è ricreare quel senso di comunità che è venuto meno, dalla conoscenza diretta del vicinato. Anche questo non basta, perché a volte la "paura" finisce per peggiorare la cosiddetta percezione della sicurezza."

Redazione

Parte oggi la campagna di comunicazione sul contrasto alla violenza sulle donne

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Online la mappatura completa di tutti i servizi per le donne vittime di violenza

Bologna. In occasione dell'8 marzo la Città metropolitana lancia a partire da oggi una campagna di comunicazione sul contrasto alla violenza sulle donne e per promuovere e diffondere l'apertura delle "stanze rosa": spazi, protetti e riservati, per aiutare chi ha subito una violenza a denunciare l'accaduto. Due sono le stanze già aperte all'interno delle stazioni dei Carabinieri del territorio (Castenaso e Persiceto) ed altre lo saranno nei prossimi mesi.

Lo slogan della campagna è: "Se la violenza entra nella tua vita, tu entra in uno spazio sicuro" mentre il pay off diventa una esortazione alle donne-vittime: "Ferma la violenza, denuncia!".

Lo strumento attorno a cui ruota la comunicazione è il nuovo sito web www.stanzarosa.it che contiene riferimenti, contatti e modalità di accesso alle stanze rosa e offre, per la prima volta, una mappatura completa di tutti i servizi di contrasto alla violenza presenti sul nostro territorio a cui può rivolgersi la donna vittima di violenza e maltrattamento: centri antiviolenza, sportelli sociali, servizi sanitari, consultoriali e ospedalieri e centri per uomini autori di violenza.

A partire dalla creazione del sito stanzarosa.it si è dunque voluto cogliere l'occasione non solo per promuovere l'apertura delle stanze, ma per fornire un'informazione completa, chiara e utile alla donna rispetto a tutti i servizi offerti dalle diverse organizzazioni pubbliche e private e rispetto al sistema complessivo degli interventi per contrastare la violenza nei confronti delle donne e per rispondere ai bisogni che vengono espressi.

La campagna di comunicazione, realizzata nell'ambito del progetto metropolitano "Una Rete in Azione" finanziato dalla Regione Emilia-Romagna, prevede inoltre la diffusione di una clip video e materiale cartaceo (volantini e locandine) nelle stazioni dei Carabinieri e nei luoghi sensibili del territorio, grazie alla collaborazione di Ausl, Comuni, Carabinieri e Associazioni.

Ad oggi, le stanze rosa sono presenti presso le stazioni dei carabinieri di Castenaso, inaugurata il 6 giugno 2018, e di San Giovanni in Persiceto, inaugurata il 2 febbraio 2019. Nei prossimi mesi è prevista l'apertura di almeno altre 3 o 4 stanze: a Castel Maggiore, a Sasso Marconi e nell'Unione Reno, Lavino, Samoggia. L'obiettivo è di averne almeno una in ognuna delle 7 Unioni di Comuni della città metropolitana.

Un ringraziamento particolare anche alla Fondazione Ikea che sostiene l'apertura delle stanze, attraverso la fornitura degli arredi.

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