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Montagna Est, un milione di euro per pavimentazione e messa in sicurezza su varie strade provinciali

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Strada interrorraBologna Città Metropolitana. Sono iniziati importanti lavori, per un importo complessivo di circa un milione di euro, su varie strade provinciali della Montagna Est, nei comuni di San Benedetto Val di Sambro, Monzuno, Monghidoro, Loiano, Pianoro, Sasso Marconi e Castiglione dei Pepoli.

I lavori, eseguiti dalla ditta Sintexal di Ferrara, riguarderanno la pavimentazione e messa in sicurezza mediante costruzione di tappeti di usura e trattamenti superficiali monostrato lungo varie tratte delle SP 37 "Ganzole", SP 38 "Monzuno – Rioveggio", SP 58 "Pieve del Pino", SP 60 "S. Benedetto Val di Sambro", SP 61 "Val di Sambro", SP 79 "Pian di Balestra", SP 85 "Fondovalle Savena" e SP 325 "Val di Setta".

Fino al termine dei lavori, la circolazione sarà regolamentata mediante istituzione di senso unico alternato regolato da semaforo o movieri con limite della velocità a 30 km/h.

Redazione

Aeroporto G. Marconi, manifestanti bloccano il check-in della Turkish Airlines

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MANIFESTAZIONE AEROPORTO BOLOGNADisagi per i passeggeri in partenza per Istambul
Questa mattina brutta sorpresa all'Aeroporto di Bologna per i passeggeri in partenza con la compagnia di bandiera turca, verso le ore 09,00 una cinquantina di attivisti hanno bloccato l'accesso ai  check-in della Turkish Airlines per manifestare la solidarietà con il popolo curdo a seguito dell'attacco da parte dell'esercito turco in Siria. La contestazione, monitorata da più forze di polizia, non è sfociata in atti violenti ed è terminata verso le ore 11,15 consentendo così la regolarità delle operazioni aeroportuali.

Redazione

Fnp dona materiale alla Croce Rossa per informare su guida sicura

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Fnp-CRIBologna. Nel corso della riunione del proprio Consiglio Direttivo, il sindacato dei pensionati Cisl , Fnp, dell'Area metropolitana bolognese ha incontrato, per una breve cerimonia di ringraziamento, il presidente del Comitato bolognese della Croce Rossa Italiana, dott. Marco Migliorini. Fnp , nell'occasione, ha donato , all'associazione di promozione sociale, materiale , (circa 200 kit per alcol test, occhiali che simulano lo stato di ebbrezza e schede informative sulla guida sicura), da utilizzare negli incontri con i giovani nelle scuole e nelle manifestazioni pubbliche. Croce Rossa Italiana, tra le varie attività, è impegnata con una campagna informativa per la guida sicura, mirata a far conoscere e provare dal vivo la percezione distorta della realtà, e di conseguenza la condizione di non sicurezza, che si determinano con l'abuso, anche lieve, di bevande alcoliche o di altre sostanze con effetti similari.

"Si tratta - spiega il segretario generale della Fnp metropolitana Sergio Palmieri - di un piccolo segno di riconoscimento alla Croce Rossa ed ai suoi operatori, per l'importante opera di soccorso, aiuto e sensibilizzazione che svolgono quotidianamente sul nostro territorio, anche in favore di tante persone anziane e di cui, anche noi, siamo stati testimoni, dal vivo. Con questa donazione ringraziamo, in particolare, i componenti dell'equipaggio, presenti, in occasione della nostra manifestazione 'Carovana della Salute', lo scorso 22 giugno, in Piazza Re Enzo, a Bologna (gli operatori C.R.I. Mariella Caprai, Serafina Iacono, Loris Lanzarini e Pietro Mazzanti, presenti anche loro oggi, in Cisl). In tale circostanza , durante la violenta tempesta di vento, pioggia e grandine che si è abbattuta sulla città e sull'iniziativa, gli operatori hanno, infatti, svolto un ruolo fondamentale di protezione civile, gestendo in maniera impeccabile una situazione d'emergenza. Grazie alla decisione, alla perizia degli operatori e al loro provvidenziale intervento con l'attività di coordinamento, operatività, soccorso e assistenza è stata assicurata la totale incolumità delle persone, presenti in piazza, e si sono evitati danni ancor più gravi alle strutture. Un segno di attenzione e ringraziamento verso la Croce Rossa ci è parso quanto meno doveroso".

Redazione

Caccia: denuncia e sequestro di armi e selvaggina a Casalfiumanese

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Armi e selvaggina recuperateCacciatore sorpreso dalla Polizia locale della Città metropolitana

Gli agenti della Polizia locale della Città metropolitana di Bologna-Zona di Imola, a seguito di un lavoro di indagine che durava da diverso tempo, hanno recentemente posto fine all'attività di un cacciatore che, in sfregio a qualsiasi regola venatoria, sparava in giorni, luoghi e con modalità vietate e pericolose.

L'uomo è stato sorpreso con un fucile ancora caldo e due fagiani maschi da poco abbattuti, in una zona rurale in comune di Casalfiumanese, in un giorno in cui la caccia era vietata. Arma e selvaggina sono stati sequestrati come corpo di reato e la persona è stata denunciata alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bologna. Sono state inoltre ritirate in via cautelativa altre armi e munizioni in possesso dell'uomo denunciato.

Ricordiamo che la Polizia locale della Città metropolitana esercita, con il supporto delle Guardie Volontarie di diverse associazioni, un'attività costante di controllo nei confronti di chi esercita l'attività venatoria in osservanza delle regole e delle persone. Nel solo territorio imolese, in occasione del giorno di apertura della caccia di domenica 15 settembre, sono stati controllati 111 cacciatori ed effettuate 4 sanzioni amministrative, prevalentemente per inosservanza delle distanze da strade e abitazioni.

Redazione

Pieri (Cisl ER): "L'indignazione non basta. Servono controlli e attuazione della 'patente a punti'

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Morti bianche, dichiarazione del segretario generale regionale della Cisl Filippo Pieri

"  L'ennesima tragedia sul lavoro. Un fatto grave, inaccettabile. Una sconfitta per tutta la nostra comunità regionale. A Lugo, nel ravennate, un lavoratore di 38 anni che stava lavorando alla manutenzione del tetto di un'azienda, è morto precipitando giù da un lucernario da un'altezza di otto metri. Di fronte all'ennesima morte sul lavoro non bastano indignazione e rabbia, benché comprensibili e giustificabili.

E' fondamentale un maggior impegno di tutti gli attori in causa, a cominciare dalle aziende, a cui è chiesto di adempiere non solo formalmente allo spirito delle leggi sul lavoro, ma di investire concretamente e in modo mirato sulla prevenzione.

La Cisl da tempo sostiene la necessità che il d.lgs. 81/08, la legge sulla salute e sicurezza sul lavoro più imporante, venga pienamente applicata, anche dando attuazione da subito alla "patente a punti" per le aziende che lavorano negli appalti. Diventa basilare che le autorità controllino la bontà della formazione sul lavoro e, nel contempo, prevedano che l'addestramento dei lavoratori sia in qualche modo certificato.

Richieste che, inascontati, facciamo da tempo e che con convinzione e decisione continueremo fare: abbiamo bisogno di più controlli, ma anche di una maggiore cultura della sicurezza, di più investimenti e più formazione. Bisogna fermare con ogni mezzo questo inaccettabile bollettino di guerra quotidiano".

Redazione

Videosorveglianza, Vandelli (USIP) interviene in merito alla sicurezza

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telecameraIn una società in cui le città sono sempre più controllate con le telecamere, il segretario provinciale (USIP) di Forli e Cesana Vandelli interviene sul tema:

" Una cosa è la sicurezza, altra la percezione. La richiesta è chiara: i cittadini vogliono sentirsi più sicuri. La soluzione dei sindaci non ha evidenti riscontri scientifici, ma basta a dare una percezione di controllo del territorio. E pazienza se il prezzo da pagare, non solo in termini onerosi, è la rinuncia alla privacy. Il Grande Fratello è tra di noi. L'ossessione della video-sorveglianza è un misto tra la politica e un giro d'affari per chi lavora nei sistemi di sicurezza, che però non trova comparazione nei dati statistici. Nessuno ci assicura che i sistemi siano così protetti da non potere essere elusi dai criminali. Per fare un esempio tra i tanti, tempo fa sono state danneggiate diverse auto parcheggiate in strada dalle parti della stazione ferroviaria. C'erano le immagini delle effrazioni riprese da una telecamera posta nelle vicinanze ma le forze dell'ordine non hanno potuto utilizzarla a fini investigativi. Non dico che la video-sorveglianza non serve a nulla, ma come dimostrano svariati episodi queste telecamere hanno un effetto deterrente solo se collegate a dispositivi di reazione immediata. La video-sorveglianza ha un senso compiuto nelle tabaccherie, nelle banche, nelle farmacie. Ovvero in tutti quei luoghi che hanno un circuito collegato con le forze di polizia. Nelle cronache giornaliere accade che il delinquente viene identificato anche attraverso i filmati delle telecamere, ma sono casi specifici e/o sporadici, in percentuale irrilevante nelle statistiche generali sulla criminalità. Di contro contribuiscono a creare un effetto emotivo portante, di rassicurazione. I sindaci "sceriffi" appaiono rassicurati e rassicuranti quando parlano della video-sorveglianza (450 telecamere nel territorio Cesenate). In questo modo sfruttano l'impatto emotivo sulle persone, ma gli studi in materia dimostrano tutt'altro. Sarebbe opportuno, invece, investire molto di più sull'illuminazione pubblica e nella cura dell'arredo urbano (attraversamenti pedonali inesistenti e/o invisibili; collegamenti tra piste ciclabili; degrado e/o incuria nei parchi pubblici, ecc...). Solo così si renderebbero determinati quartieri più sicuri e vivibili. Praticamente stiamo svendendo la nostra privacy in cambio del nulla o quasi. Le telecamere installate dai privati, dovrebbero mantenere le registrazioni al massimo per 48 ore, mentre in ambiente urbano il limite stabilito dal Garante è sette giorni. Sono sistemi a trasmissione remota. Nessuno però ci assicura che i circuiti siano così sicuri e non vi sia il rischio di essere hackerati dai criminali.

Ugo Vandelli, segretario generale provinciale Forlì Cesena USIP (Unione Sindacale Italiana Poliziotti)"

 

Suicidi tra le Forze dell’Ordine, l’USIP chiede l’immediata costituzione di centri di ascolto

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USIP LOGOIn relazione al tema dei " Suicidi tra le forze dell'ordine, Ugo Vandelli -segretario generale provinciale USIP Forli e Cesena - a seguito del suo intervento sulla questione, ha inviato la lettera aperta a firma del Il Segretario Generale USIP, Vittorio Costantini, che riportiamo integralmente:

Cio' che è successo in questi ultimi giorni lascia sgomenti, altri due appartenenti alla Forze dell'Ordine si sono suicidati, e nello specifico un collega della Polizia di Stato in servizio presso la Polaria di Fiumicino, nonché un collega dell'Arma dei Carabinieri in servizio presso la Stazione dei Carabinieri di Bovino (Foggia). Ulteriori disperati gesti che hanno arrecato profonda tristezza e sconforto tra le Forze dell'Ordine, e che vanno ad accrescere ancora, la lunga scia di suicidi tra gli appartenenti alle Forze di Polizia.
Siamo in presenza ad un vero e proprio drammatico fenomeno che lascia senza parole, ma che necessita di grande attenzione affinché questi tragici eventi possano essere in tempo prevenuti.
Negli ultimi mesi altri colleghi avevano commesso il fatale gesto e come Organizzazione Sindacale abbiamo cercato di analizzare questa situazione drammatica, evitando di esprimere sin da subito la nostra opinione, perché abbiamo ritenuto che tragedie di questo genere meritano in prima istanza assoluto silenzio.
Il silenzio dell'anima come dimensione privilegiata e mezzo attraverso il quale esprimere il totale cordoglio e rispetto per il profondo dolore che i familiari hanno dovuto affrontare sin dal primo momento; privilegiare l'aspetto umano alle dichiarazioni di qualsiasi genere, lo abbiamo sempre ritenuto fondamentale, anche perché bisogna tenere conto che, in questi casi, dichiarazioni fatte a caldo rischiano di essere strumentalizzate sotto ogni aspetto.
Però la misura è ormai colma, non possiamo più stare in silenzio, la situazione sta precipitando notevolmente, bisogna accendere i riflettori su questo gravissimo problema, non
può più passare inosservato il suicidio di un servitore dello Stato, e francamente rimaniamo fortemente amareggiati che la stampa giornalistica non ha, fino ad oggi, posto la giusta attenzione a questi terribili eventi.
Per quel che ci riguarda, anche se commentare e fare analisi, quando si è in presenza di un suicidio, non è per nulla facile, in quanto fatti del genere sono sempre frutto di un insieme di fattori, non ci tireremo indietro anzi faremo tutto quello che è in nostro potere per svolgere appieno il nostro dovere di rappresentanza e di tutela dei lavoratori.
La USIP in tal senso, ritenendo che sia arrivato il momento di guardare in faccia la realtà cercando di affrontare il problema con soluzioni adeguate rispetto alla vera portata del fenomeno, prende atto positivamente della recente istituzione di un Osservatorio Interforze come organismo utile a monitorare la problematica, ma allo stesso tempo pensa che il fenomeno suicidi vada affrontato andando alla radice del problema.
Se si vuole sul serio porre un freno ai suicidi tra le Forze dell'Ordine, non basta applicare preventivamente il famigerato art. 48, così, tanto per lavarsi le mani, perché paradossalmente l'applicazione del citato articolo getta ancor più nello sconforto il poliziotto che si trova in tale situazione, poiché l'iter dell'art.48 non fa altro che emarginare chi si trova in difficoltà.
Per essere molto franchi, chi fra gli appartenenti alle Forze dell'Ordine va dal medico del corpo per dire che sta attraversando un periodo particolarmente difficile o di stress?
Praticamente quasi nessuno, questo perché il poliziotto sa benissimo ciò che comporta l'applicazione dell'art.48, e cioè intraprendere un percorso difficile in cui si viene lasciati soli con il proprio problema, e peraltro se alla fine di questo periglioso percorso l'eventuale problema non si risolve, si viene a perdere lo status giuridico di appartenente alle Forze dell'Ordine, compreso quindi tutti i diritti ad esso connessi in termini retributivi e pensionistici. Il problema sta alla fonte, il problema è normativo, in quanto bisognerebbe prevedere specifiche modifiche all'art.48 di guisa che tale norma non venga vista, dai colleghi che stanno attraversando un periodo di difficoltà, come la spada di Damocle ma al contrario come una vera e propria forma di tutela, di salvaguardia, di modo che, qualora necessiti preventivamente togliergli pistola e manette,
non vengano isolati ma al contrario maggiormente compresi e accolti.
Tante possono essere le formule burocratiche, tante le soluzioni, per fare in modo che si tuteli il profilo umano e giuridico dei Poliziotti, ad esempio si potrebbe prevedere la possibilità, in questo specifico periodo, di un impiego in servizi non operativi, come sarebbe anche opportuno affidare l'idoneità dei poliziotti a medici specialisti di strutture pubbliche, uscendo così definitivamente dal circuito degli ospedali militari.
Non ci sono altre soluzioni praticabili, ben vengano gli osservatori, le commissioni, ma come organi d'ausilio non certo come soluzioni al problema.
La nostra Amministrazione deve fare necessariamente un salto di qualità, un cambio culturale che riesca a mettere al bando quell'atteggiamento inquisitorio, se non addirittura persecutorio, che spesso si registra sul territorio nei confronti del malcapitato collega che si trova in stato di difficoltà, mentre è proprio in questi casi che la ragionevolezza umana, il buon senso e finanche il dovere dovrebbe far addivenire a più miti consigli chi ha l'enorme responsabilità di gestire il personale.
Ancora aggiungiamo, ed evidenziamo, che il testo unico in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro (D.lgs.81/08) sottolinea il ruolo di primo piano che assume il concetto di salute, intesa come " stato di completo benessere fisico, mentale e sociale".
Come si può ben comprendere un assunto di tale portata, guardando alla salute dei lavoratori in relazione ai possibili rischi psicosociali lavorativi, rimette in capo ai Dirigenti-datori di lavoro una enorme responsabilità rispetto alla salute dei propri collaboratori.
L'Unione Sindacale Italiana Poliziotti ritiene che sia arrivato il momento che l'Amministrazione si assuma le proprie responsabilità in ordine al rispetto degli aspetti normativi, che
non deve semplicemente estrinsecarsi nell'avere le carte in regola ma nel tenere un atteggiamento concretamente virtuoso, mettendo al centro il rispetto della dignità umana di ogni singolo poliziotto.
Tenere un atteggiamento concretamente virtuoso, significa anche dare la possibilità al poliziotto di poter usufruire di centri d'ascolto con psicologi qualificati che siano da specifico supporto per tutti coloro che attraversano questi periodi di crisi, insomma sarebbe bene chel'Amministrazione passi dalle parole ai fatti, facendosi anche promotrice, presso le sedi politiche competenti, di specifici interventi normativi, perché invero anche le Istituzioni politiche su tutto quanto il problema hanno specifiche responsabilità.
Assistiamo giornalmente, da ogni parte politica, a continui elogi a favore delle Forze dell'Ordine ma poi concretamente ci si applica ben poco per risolvere i problemi; il nostro è un mestiere delicato, un mestiere che richiede saldezza di nervi, equilibrio, invece di fare solo propagande elettorali bisogna che la politica si soffermi sul fatto che un poliziotto non può avere il tarlo di come arrivare alla fine del mese, come non può vivere sotto costante pressione a causa di servizi d'istituto sempre più impegnativi, tenendo peraltro in conto dell'elevatissima età media che si  riscontra tra il personale della Polizia di Stato; tutto questo porta inevitabilmente ad una mancanza di serenità e quindi potenzialmente anche alla perdita di quell'equilibrio che un poliziotto dovrebbe sempre avere.
Questo è ciò che la USIP ritiene utile, anzi indispensabile, per cercare d'arginare il problema. Rimanendo quindi in attesa che la politica, quella seria non populista, faccia la sua parte, ci attendiamo nel frattempo che la nostra Amministrazione, a beneficio e garanzia dei propri dipendenti, faccia la sua di parte, nella certezza che in ogni caso la USIP rimarrà vigile e farà da sentinella per salvaguardare la dignità umana dei poliziotti che troppo spesso vengono lasciati al proprio destino.


Il Segretario Generale
Vittorio COSTANTINI

"Il 2 agosto ero là e ho visto l’inferno..." la testimoniznza del poliziotto in servizio nel 1980

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Ugo Vandelli:Vandelli 2 AGOSTO "Il mio ricordo dopo trentanove anni dalla strage alla stazione di Bologna. Per non dimenticare!"

Con una lettera aperta, inviata alla redazione, che riportiamo integralmente, Ugo Vandelli ha voluto ricordare un episodio drammatico ed indelebile per tutto il nostro paese:

" Sabato 2 agosto 1980. All'epoca ero un giovane brigadiere di pubblica sicurezza, comandante del quarto plotone allievi del Centro Addestramento Polizia Stradale di Cesena. Ricordo che in quell'afosa mattinata estiva ero impegnato nelle attività di formazione del personale. Alla scuola tutto il personale istruttore e frequentatore il corso della polizia stradale attendeva con impazienza il termine delle varie attività didattiche, nelle quali era impegnato, prima di essere posto in libertà: ed io, come tanti altri colleghi, avrei passato il fine settimana con la famiglia a Cesenatico. Il nostro mare. All'improvviso, come una nuvola a ciel sereno, erano circa le undici, fu comunicata tramite altoparlante la cosiddetta e da tutti temuta "permanenza" in caserma. Avviso che annullava licenze, permessi, libera uscita e anticipava l'immediata partenza per un servizio di ordine pubblico sul territorio nazionale. In quegli anni le partenze erano molto frequenti, senza avere contezza di quando si rientrava. Nella fattispecie la destinazione per i circa 400 uomini presenti nella scuola fu Bologna. Fummo il primo reparto inquadrato ad arrivare nel capoluogo emiliano, a parte ovviamente i presidi territoriali, già tutti impegnati in una febbrile quanto dolorosa opera di soccorso.

L'inferno in diretta. Alle 10.25 circa la stazione ferroviaria situata in piazza Medaglie d'Oro era piena di persone, presa d'assalto da turisti che andavano e venivano perché Bologna, mia città natale, è il crocevia d'Italia: da qui si passa per andare al Sud o al Brennero. Uno snodo ferroviario che smista famiglie intere, giovani e anziani, coppie di sposi e fidanzati, bambini in sandali con il sacchetto dei giochi, impazienti di raggiungere il mare o la montagna, ma ignari che l'orologio del destino avrebbe completamente stravolto in un attimo le loro vite. Come si seppe poi nella sala d'attesa di seconda classe scoppiò all'improvviso una bomba confezionata con 200 chili di esplosivo che provocò 85 morti e 200 feriti. Al nostro arrivo scene tremendamente strazianti: non dimenticherò mai i corpi sotto le macerie  orrendamente mutilati, che, anche in caso di salvezza, sarebbero restati per sempre sfregiati nell'anima. Ho pianto, con il cuore straziato dal dolore, ma ho continuato, con tutta la professionalità derivata dalla funzione ricoperta, a svolgere il mio duplice e delicato compito di ordine, sicurezza e soccorso pubblico al comando dei miei uomini e al servizio della collettività. Il Presidente della Repubblica Sandro Pertini, al suo arrivo nel primo pomeriggio sul luogo del disastro, riuscì solo a dire, con la voce strozzata: "Non ho parole". Quando ripenso a quei momenti, mi tornano alla mente l'odore acre della polvere da sparo e il caos generale nel quale tutti cercavano di portare il proprio aiuto, a volte intralciando, involontariamente, l'opera dei soccorsi. Ricordo che non vi erano ambulanze a sufficienza per fare fronte all'emergenza, per cui gli autobus - in particolare quello della linea 37- sfrecciavano per le vie della città a tutta velocità diretti agli ospedali, con la speranza di salvare più vite possibili. Un lenzuolo bianco, che fuoriusciva dal finestrino, segnalava l'allarme, mentre trasportavano il loro carico di cadaveri e/o di corpi che ancora respiravano: straziati, dilaniati, carbonizzati.

Il valore umano. Le persone che ricordo di avere soccorso fisicamente e anche psicologicamente, mi domandavano quale inferno si fosse spalancato sotto di loro e attendevano notizie riguardo ai propri cari. Allora i telefonini ancora non c'erano. Anche per questo le novità, sulle varie ipotesi della tragedia, così come le richieste di notizie da parte di famigliari, parenti, amici e conoscenti, circolavano molto lentamente. Rimanemmo a Bologna una decina di giorni, con quelle poche cose che eravamo riusciti a preparare prima della partenza, ma all'epoca, purtroppo, eravamo abituati a questi disagi, non certamente a una tale terrificante tragedia.
Personalmente, in questi anni, ho partecipato alle commemorazioni rivivendo ogni anno le stesse emozioni e i ricordi di quel giorno infausto e sentendomi sempre più vicino alle vittime, ai loro famigliari e alla mia città, Bologna. Una città che da allora non è stata più quella aperta, gioviale e gioiosa degli anni sessanta, ma che dopo la strage del 2 agosto è diventata più chiusa, più preoccupata. Credo che non si sia più ripresa.

Venerdì 2 agosto 2019. Come ogni anno prenderò parte alla cerimonia commemorativa in onore delle vittime, con la solita tristezza nel cuore e con la consapevolezza che non si può e non si deve dimenticare. A trentanove anni dalla strage la verità e la giustizia sono ancora lontane. Dal 1980 hanno pesato le strumentalizzazioni politiche, depistaggi, dubbi, accuse in parte velate, polemiche sottolineate da autorevoli interventi. Occorre continuare a sperare che finalmente possa emergere la verità "vera", fugando tutti i dubbi che da quasi quarant'anni continuamente ricorrono, anche se questo non restituirà, purtroppo, le tante vite spezzate o irrimediabilmente segnate da questo evento doloroso.

Ugo Vandelli, già sostituto commissario della Polizia di Stato, giornalista pubblicista, segretario generale provinciale Forlì Cesena USIP (Unione Sindacale Italiana Poliziotti)."

Aumentano gli incidenti ma calano i morti nel primo trimestre 2019

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Pubblicate le anticipazioni dei dati sull'incidentalità stradale nella città metropolitana e il report completo 2018

Nei primi tre mesi del 2019, i dati provvisori sull'incidentalità relativa alle strade del territorio metropolitano bolognese (comunali, provinciali, statali e autostrade) mostrano un lieve aumento degli incidenti stradali, ma una diminuzione dei decessi: 4 in meno di quelli registrati nello stesso periodo del 2018.

Tra gennaio e marzo 2019 gli incidenti stradali sono stati 834, 21 in più rispetto agli 813 rilevati nel medesimo periodo del 2018. I decessi sono 14, 4 in meno, mentre gli infortunati sono 1.131, in aumento di 7 unità.

Nel trimestre, i comuni che hanno contribuito al, seppur modesto, aumento nel numero di incidenti sono stati Bologna (+10), Granarolo dell'Emilia e Munzuno (entrambi +8), mentre Crevalcore, Dozza e Sala Bolognese hanno una numerosità in calo (rispettivamente: -6, -5, -5). Nel capoluogo sono decedute 4 persone in meno.

Il report 2018: dati, indici e tendenze

L'anticipazione dei dati metropolitani del 2018, pubblicata a giugno, viene ora descritta attraverso un report approfondito ed analisi interattive che indagano caratteristiche, tipologia di utenti e di veicoli, modalità, cause e luoghi di accadimento, acquisite attraverso la rilevazione effettuata annualmente dalle Forze dell'Ordine.

Nel 2018 nella città metropolitana di Bologna sono avvenuti 3.810 incidenti stradali con infortunati, che hanno provocato 75 morti (7 in meno del 2017) e 5.205 feriti (-4,6% sul 2017). A livello metropolitano il calo dell'incidentalità dal 2017 è quindi pari al 2,4%, a livello regionale è del 5,1%, mentre per l'Italia la diminuzione e dell'1,5%.

Nell'ultimo decennio il calo deciso di mortalità sulle strade si osserva fino al 2013 dopo di che il numero tende ad essere stazionario con modeste diminuzioni o aumenti da un anno all'altro. Ben più deciso era stato il calo dei morti nel decennio precedente (2001-2010) quando si era passati da 131 a 86 vittime all'anno.

Quando avvengono gli incidenti

Dal report emerge che il maggior numero di incidenti si sono verificati nei mesi di ottobre (404) e giugno (370), ma ad una più elevata incidentalità, non corrisponde la maggior mortalità, infatti l'indice di mortalità evidenzia che agosto, pur essendo il mese in cui si verificano meno incidenti, è quello che registra 3,1 morti ogni 100 incidenti. Venerdì è il giorno della settimana con un maggior numero d'incidenti (654), ma sabato e domenica sono i giorni nei quali è maggiore il tasso di mortalità: 2,5 morti ogni 100 incidenti. Nei giorni lavorativi, le fasce orarie più critiche sono legate agli spostamenti in entrata e uscita dai luoghi di studio/lavoro. Sabato e domenica evidenziano un aumento degli incidenti nelle ore serali-notturne, dalle 21,30 fino alle 5.30 del mattino: si conferma quindi la maggior incidentalità notturna nei giorni del fine settimana.

Dove avvengono gli incidenti

Il 72,4% degli incidenti avviene in un contesto urbano, quasi il 19% in extra-urbano e il rimanente su autostrada o tangenziale. In ambito urbano, il 46,8% degli incidenti avviene su incrocio-rotatoria-intersezione, mentre in ambito extraurbano il 44% dei sinistri sono su strada rettilinea ed il 34% su incrocio-rotatoria-intersezione.

Per quanto riguarda gli incidenti mortali, sulle strade comunali sono morte 34 persone (45,3% del totale), sulle strade provinciali 21 (28%), in autostrada, tangenziale o raccordo 11 (14,7%), sulle statali 9 (12%).

Si fa presente che le informazioni statistiche relative all'incidente avvenuto il 6 agosto 2018 a Bologna, tengono in considerazione soltanto i soggetti direttamente coinvolti nello scontro (2 morti, 4 feriti); a causa della successiva deflagrazione, hanno però subito lesioni fisiche numerose altre persone le quali, pur trovandosi a distanza dal luogo dell'incidente, sono state tuttavia investite dalla intensa ondata di calore che ne è seguita, per un numero di feriti che, complessivamente, ammonta a 142.

Tra le 66 strade provinciali e le 2 statali dove nel 2018 è stato rilevato almeno un incidente con infortunati, le statali Porrettana e Via Emilia sono quelle con il maggior numero di sinistri, rispettivamente 92 e 74, in parte spiegabili con la loro rilevante estensione chilometrica. Tra le strade provinciali, le più incidentate in valore assoluto risultano essere la Sp569 "Di Vignola" con 67 incidenti (3 incidenti al km) e la Sp4 "Galliera" con 48 incidenti (2,3 incidenti al km). La SS64 "Porrettana" registra più decessi (5). Escludendo gli incidenti avvenuti su autostrada e tangenziale, con una componente d'incidentalità parzialmente esogena al territorio comunale (traffico di attraversamento), i comuni con un maggior indice d'incidentalità sono, in ordine decrescente, i comuni di Bentivoglio (5,4), Bologna (4,7) e Argelato (4,4). Nel 2018 sono stati georeferenziati puntualmente tutti gli incidenti stradali avvenuti su strada comunale, statale, provinciale e autostrada.

Quali veicoli sono coinvolti negli incidenti

Nel 2018 i veicoli coinvolti in incidente sono 7.145, 347 in meno del 2017 e di questi il 63,2% sono rappresentati dalle autovetture, il 12,5% da motocicli, il 9,4% da autocarri-autotreni-motrici. Dal 2013 al 2018, solo i ciclomotori coinvolti sono costantemente in calo.

Come avvengono gli incidenti

La maggior parte degli incidenti stradali avviene tra due o più veicoli e la tipologia di incidente più diffusa è lo scontro: frontale, frontale-laterale e laterale (1.827 casi, 25 vittime e 2.586 feriti), seguita dal tamponamento (817 casi, 8 decessi e 1.287 persone ferite). La tipologia più pericolosa è l'investimento di pedone (4,9 decessi ogni 100 incidenti) seguono la fuoriuscita del veicolo (3,6) e l'urto con ostacolo o veicolo (2,4). Investimenti di pedoni e fuoriuscite sono le modalità che procurano percentualmente una mortalità maggiore rispetto alla percentuale di incidenti avvenuti con la medesima tipologia.

A fronte dei 3.810 incidenti ritroviamo indicate 7.867 circostanze che nel 47% dei casi non segnalano particolari responsabilità dei conducenti o pedoni. Nell'ambito dei comportamenti errati, le prime tre cause di incidente (escludendo il gruppo delle cause di natura imprecisata) sono: il mancato rispetto della precedenza o del semaforo, la guida distratta e il procedere con velocità troppo elevata. I tre gruppi costituiscono complessivamente il 20,5% dei casi.

Il costo sociale sostenuto dalla collettività metropolitana a causa della morte o del ferimento delle persone in seguito ad un incidente stradale è stato pari a oltre 374 milioni di euro, in diminuzione rispetto all'anno precedente del 5,6%. Nel decennio 2009-2018 il costo sociale è diminuito del 18%.

"Negli ultimi vent'anni, da quando cioè l'Europa ha iniziato a dare l'obiettivo del dimezzamento dei morti ogni decennio rispetto al precedente – è il commento del Consigliere delegato alla Viabilità e Mobilità Sostenibile Marco Monesi - tanto è stato fatto. I dati ci parlano però di un calo importante di morti sulle strade del nostro territorio nel primo decennio (2001-2010 da 131 a 86 morti all'anno). Poi l'andamento è stato più altalenante e oggi siamo ancora lontani dal "nuovo" obiettivo di non superare le 43 vittime al 2020 (nel 2018 sono state 75). Come Amministrazione proseguiamo dunque il nostro impegno sulla sicurezza stradale, dei pedoni e dei ciclisti, anche attraverso il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS) cercando anche di affermare il principio degli spazi condivisi e non contesi. Infine, ci appelliamo ai cittadini affinché prestino sempre la massima attenzione e prudenza sia alla guida, sia nell'utilizzo della strada, perché i dati ci indicano la distrazione e la velocità tra le principali cause degli incidenti".

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