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Populismo e disoccupazione mettono a rischio la pace sociale

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L'affermazione "Il futuro dell'Italia" si può definire un evergreen nella dialettica politica che è quotidianamente animata da un Governo, prima giallo verde e spesso in contrasto con Bruxelles, oggi giallo rosso che pare non riuscire a partorire una manovra economica con reali provvedimenti a sostegno della crescita economica e dell'occupazione.
Un governo a doppio binario che spesso pare non trovare l'equo parallelismo, degli stessi, con il rischio di deragliare su questioni legate alle ideologie oltre che alle promesse elettorali, e ora con il nuovo e spinoso caso della ex Ilva.
Un esecutivo, con una forte componente "populista" da una parte e dall'altra con un PD ancorato a passati retaggi e sterile nelle idee, che vive alla giornata per non andare alle urne, e dalle quali è consapevole che ne uscirebbe sconfitto, sta rischiando di compromettere il prossimo futuro del paese.
Un futuro per l'Italia incerto da cui arrivano segnali, anche se contenuti, di un malessere sociale in espansione che, alla luce degli eventi di cronaca degli scorsi mesi dei gilet gialli in Francia, dovrebbe fare riflettere sull'attuale politica "demagogica" che non trova risposte reali e sostegno economico come per l'ideologico reddito di cittadinanza. Misura che taluni potrebbero erroneamente intendere come un atto politico rivolto ad attuare un certo tipo di riformismo avente l'obiettivo di estendere ad una più ampia platea il sistema del welfare nel nostro Paese, avvicinandolo a quello dei Paesi del Nord Europa, mentre in realtà si tratta di un provvedimento assistenziale che porterà solo ad un rallentamento dello sviluppo economico ed alla riduzione dello stimolo nel cercare una occupazione per alcune fasce di soggetti che saranno ancora più attratti verso forme di lavoro in nero.
Questa è una delle tante ombre sul futuro di un'Italia, perla del mondo per storia, cultura e ricchezze paesaggistiche, che si risveglia ogni giorno con una rinnovata coscienza di massa, un pensiero che esprime, in sintesi, tutta la sua drammaticità in una parola "disoccupazione".
Termine che va oltre al semplice significato, intaccando l'aspetto psicologico, che conduce a effetti personali disastrosi, frammentando il tessuto delle relazioni umane ed erodendo le basi della solidarietà verso il prossimo. Una piaga sociale che colpisce due generazioni, gli over cinquanta e gli under trenta, rendendole prigioniere di libertà di scelta su progetti di vita e ghettizzandole all'interno di sacche di disoccupati. Un mondo sottostante, per alcuni invisibile, che non trova possibilità di essere assorbito dall'industria e in cui il mancato impegno lavorativo porta l'individuo ad una situazione di "disagio sociale" con ripercussioni, indelebili, anche per i famigliari.
Parlare di "disagio sociale" diventa un'impresa particolarmente delicata e spesso la politica sottovaluta le conseguenze. Oggi vi sono moltissime persone che hanno definitivamente smesso di cercare un'occupazione, rivolgendosi ad enti di solidarietà ed a centri di distribuzione di beni di prima necessità, segnando una resa passiva alle dinamiche economiche dettate anche dalla globalizzazione. Un fenomeno che sta alimentando il substrato sociale della nuova povertà, sia nelle città del nostro paese che in Europa, con una popolazione non censita che può trasformarsi in scintilla esplosiva nella miscela, altamente infiammabile, che nasce dal mix populismo e disoccupazione generando un serio problema di "pace sociale".
Questa è la riflessione su cui la politica, in tutta la sua responsabilità, si dovrebbe soffermare abbandonando personalismi e scelte esclusivamente ideologiche per garantire crescita del paese, pace e benessere per famiglie.

Daniele Baldini